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Il boom degli integratori non conosce crisi
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Il boom degli integratori non conosce crisi
Con oltre 120 milioni di confezioni vendute, pari a un fatturato 2008 di quasi 1,5 miliardi di euro, il mercato degli integratori conquista un italiano su tre e non arresta la sua crescita sul mercato. Anche grazie al contributo della gdo, che ha innalzato sensibilmente i pdv trattanti
12 Giugno 2009
Soltanto con le vendite realizzate in farmacia, nel 2008 il mercato degli integratori ha fatturarato 1.242 milioni di euro (+8,7% sul 2007), cui vanno aggiunti i 109,4 milioni di euro sviluppati dalla grande distribuzione (+4,2%). Sommando anche gli introiti delle erboristerie, l'intero indotto generato dal settore dei prodotti salutistici si attesta a 1.453 milioni di euro, secondo quanto emerge dallo studio realizzato da AcNielsen per FederSalus, Federazione Nazionale Produttori Prodotti Salutistici, nata nel 1999 dall'iniziativa di 12 aziende e che oggi conta 133 associati.
Questi sono solo alcuni dei numeri del boom degli integratori, un mercato che ha conquistato il 32% della popolazione. Un italiano su tre consuma integratori e che non si tratti di un episodico exploit, ma di una cultura radicata, lo conferma il 62.1% di intervistati che ammette di utilizzare integratori da oltre due anni.

Le motivazioni all'acquisto
Nella maggior parte dei casi -secondo la ricerca “Gli Italiani e gli Integratori”, condotta su 505 utilizzatori da BocconiTrovato & Partners- le ragioni alla base dell'acquisto sono principalmente la ricerca del benessere psico-fisico (46.1%) o la risposta a specifiche esigenze di salute (42.8%).
Il canale d'acquisto preferito è ancora la farmacia, dove nel 2008 sono state vendute oltre 90 milioni di confezioni (+4,8 rispetto all'anno precedente), cui si sommano le 19 milioni di unità vendute nella grande distribuzione (super e ipermercati) e le oltre 6 milioni acquistate nel canale parafarmacia (AcNielsen).  A prescindere dal canale di acquisto, per decidere quelli più adatti il medico rimane il punto di riferimento per il 51.7% degli intervistati, mentre 1 su 3 si affida al metodo fai da te (BT&P).

Le tipologie più richieste
Al primo posto nelle scelte dei consumatori italiani ci sono gli integratori di vitamine e di minerali (52.5%), seguiti da fermenti lattici o integratori energetici (36%) e sportivi, a base di vitamine, sali minerali, aminoacidi e proteine (14.4%), categoria, questa, che vede un predominio maschile (il 23% degli utilizzatori di integratori, contro il 9.9% delle donne).
Ma l'elenco è veramente lungo: dagli integratori dietetici a base di crusche e altre fibre (8.3%), agli estratti vegetali, come aloe o papaia (7.8%), per arrivare, solo per citare i più utilizzati, a ginseng, pappa reale e tonici (7.4%).
Le preferenze espresse trovano pieno riscontro dai dati di vendita delle farmacie che, secondo dati AcNielsen, vedono al primo posto i fermenti lattici con 169,1 milioni di euro, i multivitaminici (84,9), i dimagranti (74,9), gli integratori salini (59,8), i sistemici per capelli (57,7).

Il profilo del consumatore tipo
Dallo studio promosso da FederSalus emerge che circa due terzi di utilizzatori sono donne (in media il 66.1%, che diventano il 71.6% nel Nord Ovest), con un livello di istruzione medio-alta (51.7%).
Molti sono attenti al benessere: il 42.1% degli utilizzatori infatti svolge un'attività sportiva (46.9% di uomini) e il 39.1% segue abitualmente un regime alimentare salutistico. Il profilo degli utilizzatori, così come il luogo di acquisto, è specifico a seconda della tipologia di prodotti: dai complessi vitaminici e minerali, utilizzati da Italiani di livello d'istruzione medio-alto (56.8%, con il 63.2% tra i laureati), per una scelta di benessere (57.2%), ai fermenti lattici, i cui consumatori si concentrano di più nelle regioni del Nord Ovest (43.6%) e del Sud (39.7%) e sono rappresentati soprattutto da casalinghe (49.6%) (BT&P).

Il peso crescente della gdo
Il fattore fiducia (che orienta verso la farmacia o l'erboristeria) è determinante nella scelta del canale d'acquisto per il 14.8%, mentre la variabile costo (che spinge verso il supermercato) influenza il 17.8% che si regola sulla base della convenienza (aspetto a cui sembrano particolarmente attenti gli uomini, con il 23.5%).
Dai dati emerge anche che c'è differenza tra i prodotti acquistati in farmacia, dove primeggiano fermenti lattici, multivitaminici e dimagranti e quelli presi nella grande distribuzione dove si comprano maggiormente i sostitutivi del pasto, i dimagranti e gli integratori sportivi.
La possibilità di acquistare prodotti salutistici nei supermercati e nelle parafarmacie ha influito decisamente sul boom degli integratori, infatti a due anni dalla liberalizzazione introdotta dal decreto Bersani, i punti di vendita trattanti sono passati dai 17.013 del 2006 ai 19.600 del 2008 e il nuovo segmento distributivo arriva a pesare più del 22% in termini di confezioni vendute.

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