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L’industria lattiero-casearia si conferma il primo settore alimentare italiano
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L’industria lattiero-casearia si conferma il primo settore alimentare italiano
Andamento anticiclo per il settore, che secondo i dati diffusi ieri all’assemblea annuale Assolatte, nel 2008 ha evidenziato una crescita del giro d’affari e del valore dell’export. Buona tenuta dei consumi interni
16 Giugno 2009
Anche nel 2008, l'industria lattiero-casearia nazionale si è confermata il primo settore del comparto alimentare italiano grazie ai suoi 14.500 milioni di euro di fatturato, in crescita dell'1,04% sull'anno precedente. Questi alcuni dei dati presentati durante l'assemblea annuale di Assolatte (Associazione italiana lattiero-casearia), tenutasi oggi a Milano. “Non siamo comunque sfuggiti alla difficile congiuntura internazionale -precisa il presidente Giuseppe Ambrosi-. Nel 2008 la produzione è calata in volume dell'1,8% e, per la prima volta, da 10 anni a questa parte, l'export è diminuito in quantità (-5%) anche se il trend resta positivo: infatti dal 1995 al 2008 ha visto più che raddoppiare i volumi. Grazie all'industria, però, il settore ha tenuto e si è confermato uno dei motori del made in Italy, con 2.100 imprese e un quarto della produzione italiana di formaggi venduto oltre frontiera“.

Dalla ricerca effettuata da Astra Ricerche per conto di Assolatte, presentata durante l'assemblea, emerge che la recessione, che ha spinto un terzo degli italiani a ridurre i consumi alimentari, non ha in alcun modo diminuito la quota di coloro che acquistano/consumano formaggi (97%), latte (91%, il dato migliore del decennio), e yogurt (77%).
“I consumatori parlano di una contrazione nelle quantità acquistate, con valori diversi a seconda dei prodotti, ma 72 su 100 non hanno abbassato la qualità dei prodotti lattiero-caseari che acquistano”, ha commentato il sociologo Enrico Finzi. L'orientamento, in vari casi addirittura crescente, verso la maggior qualità è confermato da vari risultati specifici della ricerca svolta da Astra per Assolatte: come il trend degli yogurt probiotici e salutistici, di cui ben 8 milioni di italiani dichiarano di aver incrementato i consumi, e l'apprezzamento per i formaggi Dop, che l'87% degli italiani considera uno dei pilastri portanti del made in Italy alimentare.

Nel corso del 2008, la produzione di formaggi Dop è rimasta sostanzialmente stabile rispetto all'anno precedente attestandosi a 457.566 tonnellate (-0,3% rispetto al 2007). Il 75% di questa produzione proviene da strutture industriali, con punte del 100% per alcuni formaggi, come gorgonzola e taleggio.

Consumi in salita per formaggi Dop e yogurt
Sul fronte dei consumi interni, i singoli prodotti lattiero-caseari registrano andamenti diversi. Il 2008 registra un bilancio sostanzialmente positivo per i principali formaggi Dop (con un +4,6% in quantità per il Pecorino Romano Dop), una stabilità nei consumi di formaggi fusi e un dato positivo per la mozzarella vaccina, che ha aumentato i volumi dell'1,78%.

Continua, anche se a velocità più lenta che in passato, la crescita degli acquisti domestici di yogurt e latti fermentati, che registrano un +0,8% a volume rispetto all'anno precedente, arrivando a circa 336.000 tonnellate. Se il prodotto più consumato resta lo yogurt ai gusti (35,8% delle vendite), i santè in pochi anni sono arrivati al 29,8% di quota.

Export: volumi giù, valore sù
L'analisi dell'export rivela che l'Italia vende in tutto il mondo soprattutto formaggi: e benché nel 2008, dopo vent' anni di continui incrementi, le quantità esportate siano diminuite del 5,2%, questa flessione è stata compensata dalla crescita del 4,4% del giro d'affari.
La Francia, che copre il 19% dell'export caseario italiano, si riconferma primo mercato estero di riferimento, seguita da Usa (12,8%), Germania (12,6%) e Regno Unito (9,6%). Questi 4 Paesi assorbono oltre la metà delle esportazioni italiane di formaggi.

Con oltre 84.000 tonnellate, la mozzarella e gli altri formaggi freschi rappresentano la tipologia di formaggi italiani più venduta all'estero: nonostante il calo di oltre il 3% registrato a volume nel 2008, il loro giro d'affari è aumentato  di quasi il 5%. Hanno rallentato le esportazioni di grana padano e parmigiano reggiano, che insieme totalizzano 58.489 tonnellate, e che sono arretrate del 3,7% in quantità e del 3,69% in valore,  compensate però dalle performance dei grattugiati, che perdono poco sui volumi (-2,1%), ma guadagnano bene in valore (+10,9%). Quanto al provolone e al gorgonzola, anche se hanno visto ridursi i volumi venduti all'estero hanno “tenuto” a livello di fatturato, con il provolone che l'ha addirittura incrementato del 3%.
Complessivamente buona la situazione del pecorino, che pur perdendo oltre l'11% dei volumi, ha di fatto mantenuto invariato il valore, riuscendo a spuntare incrementi di prezzo dell'ordine del 12%, nonostante le difficoltà dell'economia americana, principale mercato di sbocco.

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