
Dalla ricerca effettuata da Astra Ricerche per conto di Assolatte, presentata durante l'assemblea, emerge che la recessione, che ha spinto un terzo degli italiani a ridurre i consumi alimentari, non ha in alcun modo diminuito la quota di coloro che acquistano/consumano formaggi (97%), latte (91%, il dato migliore del decennio), e yogurt (77%).
“I consumatori parlano di una contrazione nelle quantità acquistate, con valori diversi a seconda dei prodotti, ma 72 su 100 non hanno abbassato la qualità dei prodotti lattiero-caseari che acquistano”, ha commentato il sociologo Enrico Finzi. L'orientamento, in vari casi addirittura crescente, verso la maggior qualità è confermato da vari risultati specifici della ricerca svolta da Astra per Assolatte: come il trend degli yogurt probiotici e salutistici, di cui ben 8 milioni di italiani dichiarano di aver incrementato i consumi, e l'apprezzamento per i formaggi Dop, che l'87% degli italiani considera uno dei pilastri portanti del made in Italy alimentare.
Nel corso del 2008, la produzione di formaggi Dop è rimasta sostanzialmente stabile rispetto all'anno precedente attestandosi a 457.566 tonnellate (-0,3% rispetto al 2007). Il 75% di questa produzione proviene da strutture industriali, con punte del 100% per alcuni formaggi, come gorgonzola e taleggio.
Consumi in salita per formaggi Dop e yogurt
Sul fronte dei consumi interni, i singoli prodotti lattiero-caseari registrano andamenti diversi. Il 2008 registra un bilancio sostanzialmente positivo per i principali formaggi Dop (con un +4,6% in quantità per il Pecorino Romano Dop), una stabilità nei consumi di formaggi fusi e un dato positivo per la mozzarella vaccina, che ha aumentato i volumi dell'1,78%.
Continua, anche se a velocità più lenta che in passato, la crescita degli acquisti domestici di yogurt e latti fermentati, che registrano un +0,8% a volume rispetto all'anno precedente, arrivando a circa 336.000 tonnellate. Se il prodotto più consumato resta lo yogurt ai gusti (35,8% delle vendite), i santè in pochi anni sono arrivati al 29,8% di quota.
Export: volumi giù, valore sù
L'analisi dell'export rivela che l'Italia vende in tutto il mondo soprattutto formaggi: e benché nel 2008, dopo vent' anni di continui incrementi, le quantità esportate siano diminuite del 5,2%, questa flessione è stata compensata dalla crescita del 4,4% del giro d'affari.
La Francia, che copre il 19% dell'export caseario italiano, si riconferma primo mercato estero di riferimento, seguita da Usa (12,8%), Germania (12,6%) e Regno Unito (9,6%). Questi 4 Paesi assorbono oltre la metà delle esportazioni italiane di formaggi.
Con oltre 84.000 tonnellate, la mozzarella e gli altri formaggi freschi rappresentano la tipologia di formaggi italiani più venduta all'estero: nonostante il calo di oltre il 3% registrato a volume nel 2008, il loro giro d'affari è aumentato di quasi il 5%. Hanno rallentato le esportazioni di grana padano e parmigiano reggiano, che insieme totalizzano 58.489 tonnellate, e che sono arretrate del 3,7% in quantità e del 3,69% in valore, compensate però dalle performance dei grattugiati, che perdono poco sui volumi (-2,1%), ma guadagnano bene in valore (+10,9%). Quanto al provolone e al gorgonzola, anche se hanno visto ridursi i volumi venduti all'estero hanno “tenuto” a livello di fatturato, con il provolone che l'ha addirittura incrementato del 3%.
Complessivamente buona la situazione del pecorino, che pur perdendo oltre l'11% dei volumi, ha di fatto mantenuto invariato il valore, riuscendo a spuntare incrementi di prezzo dell'ordine del 12%, nonostante le difficoltà dell'economia americana, principale mercato di sbocco.





































