
Memoria corta? Non proprio
Qual è il grado di preparazione e quindi la sensibilità sul tema sdella sicurezza alimentare dei responsabili acquisti? Elevato il livello di notorietà delle crisi alimentari occorse nell'ultio ventennio: il 93% degli intervistati ne ricorda correttamente almeno una. Emergono tra tutti i fenomeni di natura epidemiologica quali quelli riguardanti le carni - mucca pazza 74% e aviaria 55% -, quindi altri inerenti a problemi di controlli sulla produzione (formaggi avariati 39%, vino al metanolo 27%). Ma gli italiani sentono di aver ricevuto sufficienti garanzie sul fatto che i rischi alimentari siano stati superati (e implicitamente che non riaccadranno)? In realtà non tutti. E forse, la spaccatura di opinione sulla sicurezza alimentare descritta precedentemente dipende proprio dalla percezione di una media rassicurazione agita in merito: infatti il 50% degli intervistati si ritiene non sufficientemente garantito in materia. Il sentiment prevalente è che sono mancate contromisure, soprattutto in tema di “severità dei controlli” (81%), sanzioni più severe per le aziende coinvolte (38%) e norme legislative più stringenti (33%). In questo contesto le categorie merceologiche viste più a rischio sono il pesce (40%) e gli insaccati (31%). Carne, latticini, frutta e verdura sono annoverati tra i prodotti piuttosto sicuri: se questa è una realtà, bisogna però mettere anche in evidenza che una quota variabile tra il 30% e il 40% degli intervistati considera queste categorie poco controllate/poco sicure. Infine, in merito al baby food gli intervistati non nutrono sostanziali dubbi sulla sua sicurezza (solo il 6% si dichiara insicuro sui controlli fatti).
Rassicurazioni e rischi percepiti
Quali sono i fattori che impattano maggiormente sulla percezione di sicurezza di un alimento? Nell'ambito dei freschi la provenienza del prodotto è sicuramente un elemento determinante: più del 50% dei rispondenti la citano come un ingrediente di garanzia per la sua sicurezza. Seguono, ma ad una certa distanza, l'aspetto del prodotto (20%) e la data di scadenza (19%). Nei confezionati, ritroviamo la data di scadenza (36%) e in aggiunta a questa la lista degli ingredienti (30%); marca e tipo di confezione contribuiscono a garantire sicurezza del prodotto per poco meno del 20%. In generale i prodotti freschi sono visti come più sicuri (47%), probabilmente perché per loro natura ci si aspetta che siano maggiormente sottoposti a controlli. Seguono, quasi pariteticamente, i prodotti provenienti da agricoltura biologica (43%) e, con esplicita contrapposizione concettuale, i prodotti di marca (29%), ove il brand è il garante di qualità, e i prodotti del contadino (27%), l'archetipo della naturalità e genuinità. Quali sono invece i fattori precipui di rischio visti dagli acquirenti? A seguito di sollecito, lne esce un elenco piuttosto ricco e composito, con livelli piuttosto assimilabili di considerevole preoccupazione: cattiva conservazione dei prodotti e muffe; additivi chimici (conservanti, coloranti ...), residui chimici da agricoltura, scarsa qualità e/o contaminazione delle materie prime e infine ormoni.
Commento a cura di Raffaella Merlini,
responsabile new business di Ipsos Italia
(ha collaborato Fiorenza De Vincenzi)





































