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Sicurezza alimentare: fiduciosi e diffidenti in sostanziale pareggio
Il sentiment dei consumatori in fatto di cibo&salute
Sicurezza alimentare: fiduciosi e diffidenti in sostanziale pareggio
Per il 50% dei consumatori, la provenienza dei prodotti è tra i fattori di maggiore rassicurazione: è una delle evidenze della ricerca sul tema svolta da Ipsos in esclusiva per Gdoweek
25 Maggio 2009
Un responsabile acquisti su cinque considera oggi i prodotti alimentari sicuri tanto quanto lo erano quindici anni fa, ma l'opinione del rimanente 80% si spacca in due: un 40% circa li ritiene più sicuri e un altro 40% meno sicuri. Interessante è il fatto che dietro a questi due paritetici gruppi di acquirenti, esistano due target che si differenziano per profilo: chi si dimostra fiducioso sul tema è prevalentemente “young adult”, di istruzione e ceto sociale alto e residente al nord ovest; chi è più critico è di estrazione socio-culturale bassa e abita prevalentemente al sud. Sostanzialmente differenti anche le motivazioni a supporto della propria posizione sull'argomento: più ricche ed articolate quelle di chi vede i prodotti alimentari più sicuri ed afferenti innanzitutto ad un riconosciuto maggior livello di controlli (72%), quindi ad un miglioramento delle tecniche produttive (60%), di conservazione (50%) e di confezionamento (47%). Chi nutre insicurezza, invece, adduce come principale ragione la minor naturalità dei prodotti -più conservanti, Ogm- (84%), e secondariamente una maggior attenzione al prezzo che alla qualità degli stessi (33%). Questo è un primo inquadramento sull'argomento “sicurezza alimentare” che si evince da una ricerca condotta ad aprile 2009 da Ipsos Italia in esclusiva per Gdoweek su un campione nazionale rappresentativo dell'universo responsabili acquisto.

Memoria corta? Non proprio
Qual è il grado di preparazione e quindi la sensibilità sul tema sdella sicurezza alimentare dei responsabili acquisti? Elevato il livello di notorietà delle crisi alimentari occorse nell'ultio ventennio: il 93% degli intervistati ne ricorda correttamente almeno una. Emergono tra tutti i fenomeni di natura epidemiologica quali quelli riguardanti le carni - mucca pazza 74% e aviaria 55% -, quindi altri inerenti a problemi di controlli sulla produzione (formaggi avariati 39%, vino al metanolo 27%). Ma gli italiani sentono di aver ricevuto sufficienti garanzie sul fatto che i rischi alimentari siano stati superati (e implicitamente che non riaccadranno)? In realtà non tutti. E forse, la spaccatura di opinione sulla sicurezza alimentare descritta precedentemente dipende proprio dalla percezione di una media rassicurazione agita in merito: infatti il 50% degli intervistati si ritiene non sufficientemente garantito in materia. Il sentiment prevalente è che sono mancate contromisure, soprattutto in tema di “severità dei controlli” (81%), sanzioni più severe per le aziende coinvolte (38%) e norme legislative più stringenti (33%). In questo contesto le categorie merceologiche viste più a rischio sono il pesce (40%) e gli insaccati (31%). Carne, latticini, frutta e verdura sono annoverati tra i prodotti piuttosto sicuri: se questa è una realtà, bisogna però mettere anche in evidenza che una quota variabile tra il 30% e il 40% degli intervistati considera queste categorie poco controllate/poco sicure. Infine, in merito al baby food gli intervistati non nutrono sostanziali dubbi sulla sua sicurezza (solo il 6% si dichiara insicuro sui controlli fatti).

Rassicurazioni e rischi percepiti
Quali sono i fattori che impattano maggiormente sulla percezione di sicurezza di un alimento? Nell'ambito dei freschi la provenienza del prodotto è sicuramente un elemento determinante: più del 50% dei rispondenti la citano come un ingrediente di garanzia per la sua sicurezza. Seguono, ma ad una certa distanza, l'aspetto del prodotto (20%) e la data di scadenza (19%). Nei confezionati, ritroviamo la data di scadenza (36%) e in aggiunta a questa la lista degli ingredienti (30%); marca e tipo di confezione contribuiscono a garantire sicurezza del prodotto per poco meno del 20%. In generale i prodotti freschi sono visti come più sicuri (47%), probabilmente perché per loro natura ci si aspetta che siano maggiormente sottoposti a controlli. Seguono, quasi pariteticamente, i prodotti provenienti da agricoltura biologica (43%) e, con esplicita contrapposizione concettuale, i prodotti di marca (29%), ove il brand è il garante di qualità, e i prodotti del contadino (27%), l'archetipo della naturalità e genuinità. Quali sono invece i fattori precipui di rischio visti dagli acquirenti? A seguito di sollecito, lne esce un elenco piuttosto ricco e composito, con livelli piuttosto assimilabili di considerevole preoccupazione: cattiva conservazione dei prodotti e muffe; additivi chimici (conservanti, coloranti ...), residui chimici da agricoltura, scarsa qualità e/o contaminazione delle materie prime e infine ormoni.

Commento a cura di Raffaella Merlini,
responsabile new business di Ipsos Italia
(ha collaborato Fiorenza De Vincenzi)

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