| Tipo | Dossier |
| N° Gdoweek | 494 |
| Data di pubblicazione | 14 settembre 2009 |
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Dalle Torri gemelle sino all'attuale crisi finanziaria-economica -complici la rarefazione dei rapporti sociali da un lato, l'allungamento dell'attesa di vita dall'altro, ma soprattutto a fronte delle tante incertezze sul futuro (lavoro, reddito, pace sociale, ambiente ecc)- la domanda di benessere è diventata sempre più diffusa, pervasiva e, soprattutto, rivolta al soddisfacimento di desideri immateriali.
L'unicità del corpo
Sebbene il concetto di benessere assuma rappresentazioni diverse a seconda di età, estrazione socioculturale, capacità di spesa e tempo libero, è evidente la tendenza ad investire di più su se stessi: unico capitale certo, non erodibile dalla crisi.
Il fitness diventa più slow
Alla palestra non si rinuncia: secondo l'indagine condotta da NetS per l'Osservatorio su Profili e Consumi del Wellness di Rimini Fiera, gli italiani appassionati di fitness/wellness spendono mediamente 700 euro l'anno pro capite per seguire la loro passione. Considerando 8 milioni i consumatori italiani di fitness e wellness, si desume che la spesa complessiva sia pari a 5,5 miliardi di euro di cui 2,2 miliardi (pari al 40%) relativi alle attività di fitness compresa la piscina, 1,815 miliardi (pari al 33%) per i trattamenti per la cura della persona e 1,485 (pari al 27%) per i prodotti cosmetici.
Il business del futuro
Insomma, guardando ai numeri della wellness-mania, non è poi difficile comprendere la tesi dell'economista Paul Zane, che nel libro La nuova rivoluzione del benessere sostiene: “ci troviamo di fronte a un business da miliardi di dollari, al momento ancora sconosciuto, come lo era l'industria automobilistica nel 1908 o quella del personal computer nel 1981”.
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