
Modelli nuovi per la marca
I due principali attori dei rispettivi mercati, pur marcando le reciproche differenze, hanno cercato di delineare il loro percorso evolutivo tra calo dei consumi, flessione dei margini e rincorsa a un consumatore sempre più sfuggente e infedele.
“La marca -dichiara Barilla- dovrà trovare modelli nuovi, riconcepirsi, riflettere in profondità sul suo ruolo, in un mercato sempre più incentrato sul dialogo col consumatore”. Un dialogo che, secondo Tassinari, dovrà uscire dalla logica del prezzo più basso a ogni costo. “Sgombriamo il campo dagli equivoci -spiega-, in Italia è in atto una guerra dei prezzi e lo scenario nazionale, così come sta avvenendo in Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti, rischia di ripercuotersi sull'offerta, con una riduzione drammatica. Credo che la distribuzione debba dare un contributo valoriale forte al mercato e proprio su questo auspichiamo che ci sia una convergenza con la marca”.
Il rapporto con il mondo agricolo
Altro nervo scoperto il rapporto con il mondo agricolo: “Rifiutiamo -prosegue Barilla- il tentativo di deposizionamento in atto da alcune parti del settore primario, secondo cui un'azienda di marca debba essere un'antagonista. Compriamo e trasformiamo grano da 150 anni, non accettiamo critiche populiste e strumentali”. Esplicito il riferimento a Coldiretti, ai suoi farmer's market e al km 0. “Dobbiamo ritornare insieme a fare progetti sulle eccellenze dell'agricoltura italiana -conclude Tassinari- con trasparenza e collaborazione per generare valore per le imprese e per l'Italia”.





































