
Da un punto di vista meramente teorico le spiegazioni per il calo dei consuni food potrebbero essere due: o i prezzi sono calati o le famiglie hanno fatto downgrading negli acquisti. Non ci sono però dubbi sul fatto che la spiegazione sia la seconda, ed è sempre l’Istat a dircelo: oltre il 30% dei nuclei infatti ha ridotto la qualità dei prodotti acquisti, con punte che arrivano al 33% per il pane, al 38% per la pasta, al 45% per la pasta.
E l’incremento, peraltro inferiore anche all’inflazione ufficiale dell’anno (1,8%), del non food è quasi tutto dovuto a spese incomprimibili, come quelle per i servizi sanitari e la casa, o difficilmente contenibili, come quelle dei trasporti.
Un immediato riscontro sui comportamenti delle famiglie nel 2007 si ottiene esaminando anche i dati, strettamente correlati, sulle aperture di nuovi negozi: nei primi tre mesi di quest’anno 13.315 negozi hanno chiuso l’attività. Non reggono più la concorrenza della grande distribuzione e dei centri commerciali, che continuano una spietata guerra dei prezzi. L’interrogativo è: quanto potranno reggere anche gli anelli più deboli della gdo all’erosione dei margini?





































