Costa Coffee, un’alba nuova con Coca-Cola

Secondo player nel mercato delle caffetterie -estremamente dinamico e promettente- l’insegna britannica riceve ora la spinta della nuova casa madre di Atlanta (Usa) (da Gdoweek n. 2)

Incrementi medi a livello global di 6 punti percentuali ogni anno. Ecco perché molte multinazionali alimentari guardano al mercato del caffè con un interesse sicuramente nuovo. Una calamita sia per chi comunque nel caffè ha già trovato in passato buone soddisfazioni (si pensi a Nestlé), sia per chi invece ne è rimasto fuori o ai margini. Coca-Cola ha completato in queste settimane l’acquisizione di Costa Limited per 4,9 miliardi di dollari. L’operazione era stata avviata a fine agosto 2018, ma ha ricevuto nei primi giorni dell’anno l’approvazione da parte delle Autoritá competenti dell’Unione Europea e della Cina.

L’azienda britannica ceduta dall gruppo Whitbread si colloca subito alle spalle di Starbucks nella graduatoria delle catene di caffè mondiali. Vanta un primato nazionale nel mercato di casa e una buona espansione nel mercato cinese. A livello internazionale è presente in 32 Paesi. Ma l’aspetto più significativo è da ricercare senz’altro in Cina: qui infatti Costa Coffee pare in grado di replicare il trasferimento di un target group di consumatori dediti principalmente al tè verso un consumo più da millennial, moderno, a base di caffè. Lo ha già fatto nel Regno Unito, dove ha catturato le preferenze dei britannici divenendo una nuova icona di consumo. Ci riprova ora, con similare incisività.

Con questa operazione Coca-Cola acquisisce un posizionamento altamente competitivo nel difficile business del caffè. Specializzazione di Costa ed esperienza di marketing del gruppo di Atlanta dovrebbero portare nelle intenzioni, nuove opportunità di crescita. In particolare, Coca-Cola intende sfruttare la rete commerciale di Costa Coffee per espandere uno specifico portfolio prodotti nel comparto. Soprattutto, ritiene di poter trovare nuove dinamiche di sviluppo in un comparto in espansione, lasciandosi alle spalle le ristrettezze che paiono aver frenato i business nell’ambito del ready-to-drink zuccherato e gassato.

A guadagnare dovrebbe essere anche la catena di caffetterie. Al momento dell’acquisizione di Whitbread contava 39 punti di ristorazione. Nel lungo periodo di gestione da parte del gruppo alberghiero inglese l’espansione della rete è stata intensa, fino ad arrivare alle 3.800 caffetterie classiche del 2018. I soci di riferimento di Whitbread nell’ultimo anno hanno spinto per arrivare a una separazione netta dei due business di riferimento. La vendita in questo senso ha comportato la migliore valorizzazione possibile dell’asset. Sicuramente più che il mantenimento di due gestioni societarie separate.

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