Ikea critica la burocrazia italiana, ma aprirà 10-15 negozi

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Mikael Ohlsson, Ceo di Ikea in quest'intervista a Il Sole 24 Ore critica il nostro paese per le lungaggini, ma alla fine rivela che: "in generale sul medio termine ritengo realistico pensare a 10-15 aperture, il che con un investimento medio di 70 milioni a negozio fa capire quale potrebbe essere il nostro impegno finanziario in Italia nei prossimi anni." Fatti i conti: 1 miliardo di euro precisando che "vogliamo sicuramente potenziare la nostra presenza in Lombardia, in particolare nell'area metropolitana milanese. Pensiamo ad almeno altri 2-3 negozi".

Importanza dell'Italia
L'Italia è infatti un mercato importante per Ikea collocandosi al quarto posto in termini di vendite e al
terzo posto per gli acquisti e "dopo Cina e Polonia l'Italia è il nostro terzo fornitore,
essendo cresciuta in questo ambito l'anno scorso del 17%. Credo che potremo mantenere
questi ritmi di crescita nei prossimi anni se la competitività della
rete di fornitori rimarrà elevata". "Le aziende italiane lavorano bene
in molti aspetti. Di recente abbiamo spostato in Italia due tipologie di
beni che prima facevamo produrre in Malaysia e Cina: giocattoli e
accessori di metallo per cucine".

Il problema lungaggini
Posizione apparentemente ambivalente di Ohlsson visto che si dichiara impaziente e paziente. L'impazienza deriva dalla lungaggine della burocrazia e della politica italiana che non può procrastinare all'infinito un investimento, d'altro canto la pazienza deriva dal fatto il fondatore Ingvar Kamprad possiede il 100% delle azioni e non è quotato in borsa e quindi non ha l'inquietudine da trimestrale. Ecco come Mikael Ohlsson descrive il problema lungaggini: "In Italia le procedure per ottenere le licenze sono tra le più lunghe mai sperimentate nei paesi in cui lavoriamo. Ci rendiamo conto dell'elevata densità della popolazione, ma aspettare sei anni, come è accaduto a Pisa, è
davvero troppo. In fondo Ikea Italia è un'azienda ancora relativamente piccola e
l'apertura di nuovi negozi rappresenta un impegno considerevole, in
media un investimento da 70 milioni di euro. Va pianificato in tutte le
sue componenti e non può essere ostaggio di continui stop-and-go. Non capisco questo atteggiamento, anche perché in una situazione economica come quella attuale, riusciamo a creare innovazione: attualmente diamo lavoro a 7mila persone e quando annunciamo nuove aperture arrivano fino a 30-40mila richieste di assunzione".

Questione Pisa
Saltato l'investimento di Vecchiano (Pisa), dopo anni di attesa per i vincoli della politica, Ikea ha comunque deciso di mantenere l'impegno in Toscana. ''Su Pisa - dice Ohlsson - abbiamo trovato
una soluzione alternativa grazie all'intervento del presidente della regione Toscana, Enrico Rossi, e l'investimento si fara'''. La scelta è caduta sull'area Navicelli, a sud di Pisa e l'apertura potrebbe essere nel 2013. 
Dalla Nazione.it raccogliamo in merito la dichiarazione di Enrico Rossi: "Sono molto soddisfatto della scelta fatta da Ikea. Siamo di fronte a
un caso di attrazione degli investimenti di circa 70 milioni che
produrrà nuovi posti di lavoro su tutta la costa". "Inoltre dalle parole
dell'ad Mikael Ohlsson, che ringrazio per
gli apprezzamenti espressi nei confronti della Regione, emerge la
volonta' del gruppo di acquistare mobili e accessori da aziende
italiane, e quindi -ha aggiunto- mi auguro, anche toscane, aumentando
così non solo le vendite, ma anche gli acquisti. Sono sicuro che il nostro tessuto
produttivo è all'altezza di offrire risposte adeguate alla domanda
della multinazionale e alla volontà dichiarata dal suo amministratore
di ampliare il numero dei fornitori italiani".
"Apprezziamo infine -conclude Rossi- il motto di Mikael Ohlsson, quando
ci dice di essere al tempo stesso paziente e impaziente. Noi
condividiamo questo motto, che ce ne ricorda uno latino non molto
diverso: festina lente, affrettati lentamente".

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