Il cibo sprecato responsabile del 10% dei gas serra

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"Il 10 % delle emissioni di gas serra dei Paesi sviluppati deriva dalla produzione di cibo che viene giornalmente gettato": così ha affermato oggi Andrea Segrè -ideatore e presidente di Last Minute Market, spin off dell’Università di Bologna e Preside della Facoltà di Agraria dello stesso ateneo- durante il suo intervento a Copenaghen al Klimaforum 09, il Forum Globale della Società Civile sui cambiamenti climatici, che si svolge parallelamente al Climate Change Summit delle Nazioni Unite e che coinvolge scienziati, accademici, ricercatori, scrittori che si incontrano per cercare soluzioni alla crisi climatica globale e discutere dei temi ad essa connessi.



I numeri dello spreco
Secondo studi dell'istituto, se il modello Last Minute Market venisse
implementato sull’intero territorio italiano da tutto il settore
distributivo dall’ingrosso al dettaglio, si potrebbero recuperare
all’anno ben 244.252 tonnellate di cibo per un valore complessivo di
928.157.600 euro. Sarebbe inoltre possibile fornire tre pasti al giorno
a 636.600 persone e risparmiare 291.393 tonnellate di CO2 che sono
invece attualmente prodotte a causa dello smaltimento del cibo come
rifiuto. Per neutralizzare tutta questa CO2 sarebbero necessari
586.205.532 mq di area boschiva equivalenti a 58.620 Ha o a 117.200
campi da calcio.
"I Paesi europei -ha commentato Segrè- hanno cibo a disposizione in
quantità tre volte maggiore di quello di cui avrebbero bisogno, eppure
in Europa -e non in Africa- ancora 43 milioni di persone sono a rischio
di sicurezza alimentare. Con il cibo gettato a livello mondiale non
solo si potrebbero nutrire 3 miliardi di persone, ma recuperandolo, e
dunque prevenendo la formazione dei rifiuti, si potrebbe dare un grande
contributo alla lotta contro il riscaldamento globale".

La mission di LMM
Last Minute Market si occupa di recuperare cibo (ma non solo) ancora in perfette condizioni igienico-sanitarie ma escluso dalla vendita per meri motivi commerciali (perché prossimo alla data di scadenza, perché difettoso nella confezione, perché prodotto o acquistato in eccesso ecc.), lungo tutta la catena agroalimentare, dal campo alla tavola, per poi distribuirlo agli enti caritativi che operano nel terzo settore. Un sistema originale di recupero degli
sprechi, che è sostenibile non solo da un punto di vista economico e
sociale, ma anche e soprattutto ambientale.

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