Indicod-Ecr: si moltiplicano i business case Rfid nelle aziende italiane

Tecnologie

È tempo di andare oltre le sperimentazioni sull’Rfid e di passare alla “seconda fase” quella dell’autovalutazione, della verifica sul campo che ogni azienda deve fare per cogliere appieno le potenzialità dell’identificazione in radiofrequenza. È stato questo il filo conduttore che ha animato il convegno organizzato da Indicod-Ecr per presentare i risultati delle sperimentazioni sulla tecnologia EPC/Rfid e le prime esperienze di applicazione nelle imprese italiane.

“I progressi di questa fase di test sulla tecnologia Rfid sono molto promettenti e ormai consentono di avviare il passo successivo, ovvero l’applicazione reale nelle attività delle imprese –ha affermato Bruno Aceto, Direttore Generale di Indicod-Ecr-. E sarà il momento di beneficiare della ‘forza delle informazioni’ ovvero dei vantaggi in termini di maggiore visibilità che la tecnologia RfId potrà realizzare, grazie alla disponibilità immediata delle informazioni lungo tutta la filiera”.
Il motore di questo sistema è rappresentato dall’EPC (Electronic Product Code), lo standard GS1 per la radiofrequenza, e dall’infrastruttura EPCglobal network, la rete globale che consente l’accesso e lo scambio delle informazioni contenute nei dispositivi EPC, quindi l’identificazione e la tracciabilità dei prodotti e delle merci. “Negli ultimi anni -ha sottolineato Chris Adcock, Presidente di EPCglobal Inc, GS1 Global Office- la comunità EPCglobal è cresciuta in modo esponenziale e il numero degli utenti è passato da 400 (2005) a oltre 1500 (2009)”.


Le attività dei laboratori

Molti passi importanti sono stati fatti anche in Italia: dal 2007 è operativo l’EPC Lab, il laboratorio di sperimentazione creato da Indicod-Ecr, insieme alla School of Management del Politecnico di Milano e in collaborazione con Hewlett-Packard Italiana e Telecom. L’EPC Lab ha completato numerosi test sulle merceologie più critiche, sulle diverse fasi logistiche, sui principali processi di filiera, dal fine linea produttivo fino al punto vendita. Risultati positivi anche per l’Rfid Lab dell’Università degli Studi di Parma che ha presentato il progetto pilota Rfid Logistics Pilot che, coinvolgendo 13 aziende del settore del largo consumo, ha permesso di valutare la fattibilità tecnica ed i benefici ottenibili dall'impiego della tecnologia Rfid per la tracciabilità dei prodotti dal magazzino di un produttore, al cedi di un distributore, fino al punto di vendita. Alle attività di sperimentazione effettuate presso i laboratori si affiancano le applicazioni sul campo, realizzate sia nel largo consumo che in altri settori. Vediamo in sintesi le valutazioni sulla tecnologia espresse a conclusione dei test.


laRinascente testa il tessile


Nei progetti di filiera, il costo sostenuto per attrezzature, etichette e operazioni aggiuntive è più che compensato da benefici economici, qualitativi e di sicurezza: per prodotti di costo unitario medio o elevato l’Rfid è sempre più interessante. La tecnologia e le etichette presenti sul sul mercato sono accessibili e performanti.

Nordiconad-Di.Tech, pilota sull'asset management
Nordiconad e Di.Tech hanno portato avanti da luglio 2008 l’Rfid asset management pilot, con l’obiettivo di eliminare la produzione e la gestione delle “bollette” cartacee, di ridurre il tempo dedicato al controllo manuale dei contenitori, e di verificare la tracciabilità degli asset. Con ottimi risultati. Nel cedi sono stati letti quasi 12.000 contenitori con una accuratezza molto elevata: per i vuoti 100%, per i pieni 99,3%. La velocità dei passaggi sotto i varchi è risultata compatibile con quella richiesta dai processi: da 6 a 10 secondi per qualsiasi insieme di asset.

Goglio Cofibox-Lavazza, imballaggi lungo la supply chain

Il progetto pilota sviluppato congiuntamente da Lavazza, Goglio Cofibox e Id-Solutions (spin off dell'Università degli Studi di Parma) ha permesso di validare la fattibilità tecnica di una soluzione di tracciabilità basata su tecnologia Rfid, evidenziando i benefici ottenibili dalla visibilità precisa e puntuale degli imballaggi lungo la supply chain. La sperimentazione, tutt'ora in essere, già permette di cogliere le prime implicazioni sui rapporti cliente-fornitore alla luce della condivisione delle informazioni derivante dall'EPC network, grazie alla quale i dati relativi al livello di inventario, alla tracciabilità e alla qualità del prodotto “viaggiano” sulla rete costantemente aggiornati contestualmente alle movimentazioni fisiche di prodotto.

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