Ortofrutta buona, un affare per ricchi?

“In #ortofrutta è tornata la bancarella del Contadino, con le #zucche di Cinzia Rondoni! Non sono bellissime?” così cinguetta @eatalyroma

Risponde telegraficamente @assuntanzuini, che possiamo prendere a esempio come consumatore evoluto e attento al prezzo: “troppo.Cari.I. Prodotti. Abbassate.I.Prezzi.”..
Qui sta il dilemma dell’ortofrutta italiana: da un lato il prezzo e dall’altra la qualità.
L’ortofrutta “buona” è diventata cosa per ricchi? Alimentarsi in maniera sana e naturale è, o sarà, un’esclusiva delle classi abbienti? Continuiamo a ripetere che gli italiani mangiano poca frutta e verdura: sarà semplicemente che la merce non è più buona e quella buona è troppo cara?
Sarà che anche i mercati, ultimo baluardo di convenienza, stanno sempre di più migrando verso prezzi bassi e dubbia provenienza? Urge trovare una soluzione, stringere un patto, una nuova alleanza, tra gdo e agricoltura. E condannare le “worst practice” di chi non rispetta le regole: non è solo concorrenza sleale, è un suicidio collettivo.

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