Strategia di Gap per l’Italia, ne parla Stephen Sunnucks presidente europeo

Retail

Gap sta puntando ad un posizionamento
più alto in Italia rispetto al
mercato americano?

La nostra filosofia resterà la stessa in
tutto il mondo, ma con una spiccata
attenzione ai gusti locali. A livello tecnico,
Gap e Banana Republic hanno entrambi
un team di designer per la distribuzione
mondiale. Abbiamo anche un team di
design più piccolo, a New York, che
ha il compito di aggiungere alle linee di
base prodotti selezionati a seconda della
località, ad esempio il cashmere al quale
i clienti in Europa rispondono meglio che
in Nord America. Infine, team di marketing
locali apportano modifiche ancora
più specifiche in funzione delle taglie e
gusti del luogo in cui siamo presenti.

Per questo motivo avete deciso di
iniziare la vostra attività in Italia con
una collaborazione con Valentino?


Non è la prima volta che collaboriamo
con altri designer, a cominciare dal 2006
quando abbiamo lanciato la linea di Roland
Mouret
per arrivare alle partnership
con Stella McCartney, Pierre Hardy,
Colette
e altri. Per il lancio di Milano,
vogliamo un nome simbolo della ricca
tradizione della moda italiana. Non posso
dare anticipazioni sulla collezione, ma
posso dire che il mix tra la semplicità
di Gap e la femminilità di Valentino sarà
irresistibile. Abbiamo, inoltre, collaborato
con Corso Como per una collezione di
Tshirt e borse.

Quali sono le vostre strategie per
contrastare la concorrenza di altre
catene già presenti in Italia, come
H&M e Zara? Intendete rivolgervi
agli stessi consumatori?

Siamo fiduciosi che i nostri marchi si
distingueranno dagli altri e abbiamo già
avuto dei riscontri incoraggianti a Milano,
in particolare per quanto riguarda Gap, il
brand più riconosciuto a livello mondiale.
Inoltre, considerata la dominanza del denim
nel mercato italiano, siamo certi che
ci sarà una risposta positiva per la nostra
collezione 1969 Premium Jean. Anche le
nostre linee per bambini e neonati hanno
un ottimo potenziale.

Parliamo di prezzi. Ritenete che saranno
paragonabili a quelli negli
Stati Uniti oppure più alti?

Sui prezzi adottiamo un approccio competitivo,
ovvero non lo convertiamo semplicemente
dal dollaro alle valute locali,
ma puntiamo ad essere competitivi nel
mercato in cui ci troviamo per offrire un
buon rapporto qualità prezzo.

Quali sono i vostri obiettivi in Italia,
in termini di numero di negozi, vendite
e diversificazione geografica?

Non abbiamo stabilito un numero di
negozi in Italia, ma puntiamo ad entrare
in questo mercato con una strategia differenziata:
negozi classici full price con i
due brand Gap e Banana Republic, online
e outlet. L'approdo in Italia è importante
per due ragioni: primo, questo Paese ha
una cultura dello shopping consolidata,
le città hanno al loro interno bellissimi
centri storici, sono circondate da shopping
center all'esterno e da outlet ancora
più lontani. Secondo, l'ingresso in Italia
apre le porte allo sviluppo nel resto
dell'Europa Occidentale.

A proposito di sviluppo territoriale,
a Roma per il 2011 è già in progetto
un'apertura, ma quali altre città state
considerando?

Stiamo lavorando su diverse aree a Firenze,
Bologna e Torino, oltre a Roma,
dove i nostri piani non sono stati ancora
annunciati ufficialmente.

Offrirete anche ai consumatori italiani
la possibilità di comprare online,
come già accade in altri Paesi
europei?

Ad agosto, abbiamo lanciato i nostri siti
dedicati Gap.eu e BananaRepublic.eu,
i cui prezzi attualmente sono in sterline
britanniche; entro la fine di ottobre, offriremo
la consegna a nove nuovi Paesi
europei -Italia, Belgio, Danimarca, Francia,
Germania, Olanda, Irlanda, Spagna e
Svezia- a conferma della strategicità del
canale.

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