Turchia, nuova frontiera per il retail italiano

Retail

A Istanbul, una megalopoli di quasi 14 milioni di abitanti, ci sono 105 centri commerciali, e molti di essi non hanno nulla da invidiare ai più moderni shopping centre europei, anche per i livelli dei canoni -non certo a buon mercato - come hanno ricordato Miroglio e Illy, due catene già presenti nel Paese della Mezzaluna, e ospiti del convegno Business Retail in Turchia, organizzato da Confimprese per le aziende retail italiane attratte dalle opportunità di sviluppo offerte dal sesto Paese di destinazione degli investimenti retail secondo Global Retail Development Index 2013. Il 6,3% degli investimenti esteri in Turchia proviene dall'Italia, mentre il totale Ide (Investimenti diretti esteri) ammonta a 123 miliardi di dollari, con un incremento boom del 600% in dieci anni (dal 2002 al 2012) del numero di aziende con capitale straniero.



Quattro milioni di posti lavoro  prodotti in sette anni
Dal 2008 a oggi la Turchia ha prodotto 4 milioni di posti di lavoro. Gli incentivi governativi - soprattutto esenzione dai dazi doganali e dall'Iva, e riduzione delle tasse - contribuiscono ad aumentare l'interesse per questo paese.
Al retail italiano ed europeo si aprono grandi spazi di crescita. L'incremento medio annuo dei consumi è del 7%, l'indice di fiducia è 87, ben al di sopra della media europea (73).

Retail turco poco concentrato
"Le nostre imprese associate -dichiara Mario Resca (in foto), presidente Confimprese- considerano la Turchia un Paese dove investire, non solo perché è un mercato con buone potenzialità di sviluppo per gli investitori stranieri, ma anche perché il settore retail è ancora fortemente polverizzato e controllato solo da 4 grandi player, che insieme raggiungono il 25% del mercato distributivo. Nei prossimi anni le fusioni incrementeranno la concentrazione distributiva, ora molto più bassa rispetto all'Europa e i retailer italiani guarderanno la Turchia non solo come base produttiva ma anche come mercato di sbocco".
Oggi sono in Turchia oltre mille aziende e l'interscambio economico tra Roma e Ankara ammonta a 21 miliardi di euro.

Oscillazioni della valuta
"Non dimentichiamo, però, che la Turchia è soggetta a una forte oscillazione del tasso di cambio -ricorda Resca -. Negli ultimi mesi la lira turca ha subito una svalutazione del 25% sul dollaro, cosa che gli investitori devono tenere in considerazione per non compiere passi falsi”.

Per il retail turco si prevede un tasso di crescita del 9% per i prossimi 5 anni. Alla buona posizione geografica e alla prospettiva di un possibile ingresso in Europa, si aggiunge l'elevatissima incidenza della popolazione giovane: il 60% (77 milioni di abitanti) è under 30, dei giovani professionisti (26 milioni), e dei laureati (500.000 provenienti dalle 170 università del Paese). È una fascia di consumatori attratti dal made in Italy, dove il target donna ha ancora margini di crescita. Il reddito disponibile è di circa 18.000 dollari pro capite, destinati a salire a 25.000 entro il 2018.

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