L’alleanza tra gdo e industria è uno di quei temi da corsi e ricorsi storici, da tavole di discussione ma non propriamente d’azione. Eppure qualcosa si muove e qualche passo avanti si sta facendo, in particolare su temi che impongono per loro stessa natura ragionamenti di filiera. Uno su tutti? La sostenibilità.
Di questo si è parlato al Salone della csr e dell’innovazione sociale 2025 durante la tavola rotonda moderata dalla direttrice di Gdoweek e Mark Up Cristina Lazzati. A partecipare al confronto sono stati Mauro Lusetti (presidente Conad), Sara Caggiati (direttrice marketing Coop Italia), Lucia Forte (Ad & ceo Oropan), Marianna Palella (founder e brand manager Citrus l’Orto Italiano), Andrea Petronio e Matteo Capellini, rispettivamente senior partner e partner di Bain & Company Italy.
“Per riuscire ad essere efficaci e portare dei risultati la sinergia tra industria e distribuzione in tema di sostenibilità è obbligatoria”, puntualizza subito Petronio. “Molti elementi chiave dell’impatto ambientale e sociale stanno infatti a monte della catena, quindi un distributore non può che agire collaborando con il produttore”, gli fa eco Capellini, sottolineando come la costante ascesa della marca privata, elemento attraverso cui la gdo forgia la propria brand identity, spinga l’industria ad alzare l’asticella a propria volta, in un nuovo circolo virtuoso della qualità. “Tutte le parti in causa devono parlare non solo di prezzo ma anche di decarbonizzazione e temi green: questo è un lavoro di lungo termine, ma che rappresenterà sicuramente un vantaggio competitivo per chi riuscirà a farlo”, conclude Capellini.
“Il 35% delle vendite Conad viene dal prodotto a marchio, che deriva da accordi con fornitori con i quali abbiamo una carta della sostenibilità condivisa: non solo una sottoscrizione teorica, li abbiamo anche aiutati offrendo loro strumenti per fare impresa più sostenibile. Questo significa fare grandi investimenti, gestendo la transizione con responsabilità condivisa”, spiega Lusetti: “Dal packaging alla selezione delle materie prime: su temi come questi la collaborazione con l’idm è essenziale. Noi abbiamo una relazione privilegiata con il consumatore e se lo teniamo come riferimento si riescono a trovare punti di contatto con l'industria, in quelle che possiamo chiamare attività pre-competitive. C’è ad esempio GS1 come tavolo che ci unisce tutti”.
Un tema, quello della sostenibilità, che secondo Lusetti oggi sta acquisendo più concretezza, ma che è al contempo messo a rischio dalla nuova situazione geopolitica globale. “Bisogna – invece - mantenere visione e bussola salde in proposito, perché di pianeta ne abbiamo uno. Le parole chiave sono: misurare e informare”.
“La private label è sicuramente una leva strategica dell’impegno Coop sulla sostenibilità, che è peraltro molto importante comunicare in modo chiaro e semplice. Ai fornitori chiediamo progettualità comuni e condivise su questo terreno, ma oltre al lavoro sulla mdd portiamo avanti un dialogo quotidiano e iniziative specifiche con l’industria. Penso a quanto fatto con LifeGate e Findus, o alla possibilità offerta a tutti - attraverso Oxfam - di fare formazione manageriale in tema di parità di genere”, racconta Caggiati.
Scalare economicamente mantenendo una logica di sostenibilità ed impatto sociale? Sì può fare e lo sta facendo Citrus, l’Orto Italiano, Società Benefit fondata da Marianna Palella proprio con l’idea di far uscire il settore ortofrutticolo dalla guerra dei prezzi e posizionarlo oltre la commodity. Citrus, che ha portato branding e racconto pop tra limoni e mele, ha intessuto collaborazioni di filiera molto ampie e verticali dal campo alla tavola. Il segreto per riuscirci? “La coprogettazione, che supera l’idea di sponsorizzazione o co-branding, per realizzare iniziative basate su una reale condivisione di intenti e in linea con i piani strategici delle aziende. È importante anche imparare a comunicare al consumatore dopo le iniziative, rendicontando i risultati con trasparenza”, sottolinea Palella.
“Oropan (tra le prime 5 aziende italiane nei prodotti da forno della panificazione ndr) ha scelto di essere un’azienda rigenerativa e di lavorare su valorizzazione delle persone, riduzione dell’impatto ambientale e salvaguardia delle risorse, restituendo altresì valore al territorio”, dichiara Forte: “Per noi la sostenibilità guida tutta la struttura del modello di business, grazie anche a una governance evoluta, moderna e partecipata. Puntiamo alla carbon neutrality entro il 2029 e possediamo già oggi 16 certificazioni di qualità e sostenibilità di prodotto. Per noi la relazione con la distribuzione è un vero e proprio elemento strategico, perché la sostenibilità va raccontata e spiegata al consumatore a scaffale. Da anni intessiamo un dialogo con la gdo per un percorso di crescita sostenibile condiviso. Da transazionale a trasformazionale: così il rapporto tra industria e gdo deve evolvere”.





