La crisi di Saks segna la fine di un'epoca per i grandi magazzini americani, un tempo simboli del lusso e dello shopping spensierato. La controllante Saks Global ha chiesto il Chapter 11 (una procedura della legge fallimentare Usa che permette di ristrutturare i debiti senza spegnere le luci dei negozi) e dal bilancio è emerso un buco intorno ai 2 miliardi di dollari.
Come Saks è finita in ginocchio
Saks ha pagato l’ambizione eccessiva. Nel 2024 ha rilevato Neiman Marcus per 2,65 miliardi di dollari, un'operazione titanica in un momento in cui il settore luxury sembrava rimbalzare dopo la pandemia. Peccato che le vendite di Saks crollassero a doppia cifra per il secondo anno consecutivo, come certificato dai dati di Bloomberg Second Measure. I fornitori, stanchi di attese infinite per i pagamenti, hanno iniziato a boicottare le spedizioni: risultato, scaffali mezzo vuoti e clienti delusi che voltano pagina. Il colpo di grazia è arrivato con l'uscita del ceo Marc Metrick. Per ora, i 36 negozi Saks restano aperti grazie a un finanziamento ponte da 1,75 miliardi, ma la strada è in salita.
Il modello department store Usa: un dinosauro da museo
La difficoltà dei grandi magazzini americani è generalizzata. Il tallone d'Achille è il vecchio modello "co-tenancy", che lega il destino dei centri commerciali a "ancore" come Saks o Macy's. L'idea era semplice: un grande nome attira folle, e i negozi satelliti ci guadagnano. Ma oggi avere Saks e Neiman Marcus nello stesso mall crea un cannibalismo feroce: si rubano clienti a vicenda. I colossi del lusso – Louis Vuitton, Chanel, Gucci – non hanno bisogno di intermediari: aprono flagship store monomarca, con esperienze su misura, vip lounge e acquisti digitali integrati. Risultato? I department store diventano superflui. A questo va aggiunto il calo del traffico fisico post-pandemia e l'onda d'urto dell'e-commerce: Macy's pianifica di chiudere 1.200 punti vendita nei prossimi anni, mentre Kohl's e J.C. Penney sopravvivono a stento grazie a carte di credito private ad alto rischio, un business che genera profitti ma espone a default in caso di recessione, secondo un’analisi del Financial Times.
Ricadute negative per i piccoli brand di lusso
Bloomberg evidenzia un altro problema: i piccoli brand di lusso, fornitori di Saks, sono i più colpiti dal fallimento, con catene di fornitura interrotte e ordini evaporati. Jenna Renn, una delle beauty editor più famose al mondo, sottolinea che "Saks non segnala un declino del lusso, ma il fallimento totale del modello department store". E Amanda O’Neill, analista di S&P Global, fa notare che i vendor boicottano Saks, mentre le nuove tariffe doganali imposte da Trump complicano le importazioni dall'Unione europea.
Cosa aspettarsi in Italia
Il mercato italiano è diverso da quello Usa, ma anche da noi le sfide non mancano, tra crescita economica lenta e concorrenza crescente da parte del commercio elettronico. Diversificare, accelerare sul digitale e collaborare con brand emergenti diventano strade obbligate per fare i conti con il nuovo scenario.






