Entrando da Union Market colpisce subito la sensazione di qualità e cura: cura nell’esposizione e qualità della merce, la scelta della segnaletica è molto British, nello stile delle migliori catene anglosassoni. Il Market non tralascia nulla, che siano le composizioni delle cascate di frutta o il racconto di filiera.
Ancora più interessante, però, è la politica di approvvigionamento di Union Market, molto più simile a quella delle boutique dell’abbigliamento multimarca rispetto a quanto si è soliti vedere in una, seppur piccola, catena di supermarket. Infatti, a rendere unica e prestigiosa l’offerta è la selezione di “marchi” locali nei vari reparti, un mix di private label con pedigree sostenibile, fair, o local e prodotti provenienti da titolatissimi specialisti. Andando con ordine.
Bakery. Grande varietà di formati e origine, è forse la categoria dove è più evidente la filosofia di approvvigionamento dell’insegna e va a pescare tra i nomi più noti in città nel settore della panificazione, dal pluripremiato Balthazar al Blue Duck Bakery fino al ricercato Pain D’Avignon.
Salumi e Formaggi. 250 diverse varietà di formaggi nazionali e internazionali, vasta selezione da Italia e Francia, cui si aggiunge, anche in questo caso, l’offerta di prodotti del territorio da Ronnybrook a Five Acre Farms fino alla Hudson Valley Fresh. Stesso discorso, anche se meno esteso in termini di offerta, per i salumi.
Caffé e té. Offerta pensata per consumatori evoluti, dalla selezione di varietà pregiate a quella dei tostatori locali come Stumptown, Oslo Coffee Roasters e Café Grumpy
Grocery. Selezionatissimo, molte delle private label sono originate da integrazioni a monte; un esempio per tutti: l’olio d’oliva che proviene da tenute di proprietà della catena.
Carne. Libera da ormoni e antibiotici, cresciuta solo a mangimi vegetali, proveniente da animali allevati “umanamente”. Una filosofia che vale per tutta l’offerta, dal pollame all’agnello.
Piatti pronti. Tutti preparati nella cucina di Brooklyn, luogo di provenienza dell’insegna.





