Apulia Distribuzione: focus sulla leggibilità dello scaffale

Un’azienda storica della gdo, un’impresa famigliare alla terza generazione, un retailer multicanale con un’anima food: questa è Apulia Distribuzione, da gennaio di quest’anno franchisor di Carrefour Italia, dopo una partnership di 20 anni con Auchan. La nuova collaborazione non ha distolto il retailer dal suo obiettivo principale: garantire ai clienti convenienza, un assortimento ampio e di qualità riconosciuta, un ambiente ad elevata sicurezza. “Siamo una realtà con le idee chiare, determinata a proporre ai clienti un’offerta chiara e di qualità, che risponda alle esigenze dei singoli territori. Proprio la nostra aderenza al territorio e la capacità di saperlo leggere sono stati gli elementi alla base della partnership con Carrefour Italia”, chiarisce Michele Sgaramella, direttore vendite di Apulia Distribuzione.

Cosa rappresenta per voi la relazione con Carrefour?

La possibilità di una partnership strategica di lungo periodo, che valorizza e abbina, come chiave di successo, la nostra profonda conoscenza del territorio con la riconoscibilità delle insegne Carrefour, i cui format sono stati declinati, secondo la nostra sensibilità, alle caratteristiche locali a livello di assortimento.

Parliamo della vostra rete di vendita.

In cinque mesi abbiamo adottato le nuove insegne Express e Market per la rete di vendita sia diretta sia in franchising, attiva in Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, regione nella quale siamo presenti anche con altri due brand: Qui Conviene e Ils Discount (acronimo de Il discount del Sud). Stiamo anche lavorando per definire la nostra concezione di ipermercato: una piastra alimentare con un’anima più vicina ai superstore, sia come metratura (non superano i 5.000 mq) sia come gestione del non food, che esclude l’abbigliamento e si focalizza su merceologie complementari e stagionali. In più abbiamo la rete di super gourmet Rossotono.

Rossotono rappresenta qualcosa di più di un brand.

È vero: abbiamo appena lanciato Rossotono Made In Italy, un progetto nato due anni fa e destinato a sostenere gli allevatori di carne bovina e suina della nostra zona in sofferenza per il Coronavirus che prevede la sostituzione a scaffale di tutte le referenze di provenienza estera. L’obiettivo è duplice: garantire carne di qualità più alta a un prezzo competitivo, in linea con la nostra strategia commerciale, e differenziarci dai competitor rendendo riconoscibile e distintivo il reparto macelleria servito. E i risultati ci stanno dando ragione: nelle prime due settimane di inserimento del prodotto (dal 22 maggio), abbiamo registrato una crescita del reparto carne servito del 10%.

Estenderete questo progetto ad altri reparti?

Lo implementeremo a breve su tutta la rete, diretta e in franchising. Stiamo pensando a una filiera analoga per la salumeria e non escludiamo di coinvolgere anche il pesce, presente con reparti serviti anche nei pdv più piccoli, per sottolineare la strategicità di questo settore, gestito, al pari della carne, in maniera centralizzata.

Come evolverà la scala prezzi nei prossimi mesi?

Il consumatore sta mandando segnali chiari della sua voglia/esigenza di convenienza e quindi vogliamo che il consumatore ci scelga per i nostri prezzi competitivi e adeguati alla qualità dei freschi, alla profondità dell’assortimento in chiave locale, a una buona promozionalità sui prodotti idm, in probabile aumento.

Inserirete i primi prezzi?

Non vogliamo essere schiavi di logiche spinte di prezzo: siamo convinti che sia essenziale offrire scaffali riconoscibili e facili da leggere, con il primo prezzo come prezzo d’ingresso. Vogliamo adottare una politica commerciale che, attraverso leggibilità a scaffale, multicanalità, azioni di Crm, una comunicazione digitale più spinta, dia ai clienti la consapevolezza di comprare a prezzi giusti, aggressivi quando devono esserlo.

E l’eCommerce?

Lo abbiamo iniziato nel 2014 con il portale Speasy.it, che durante la quarantena ha toccato anche crescite del 300%, picchi in diminuzione con la fase 2. Ma indietro non si torna: alcuni consumatori che si sono avvicinati alle vendite online continueranno a utilizzarlo, ma rimango convinto che agli italiani piaccia vedere la merce dal vivo e toccarla. Penso che l’obiettivo di una quota del 5% sia raggiungibile a breve.

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