I consumi fuori casa (OOH-Out of Home) si mantengono stabili, anzi in leggera crescita, nel 2025, ma i cambiamenti più palpabili riguardano le strategie di “trading down” dei consumatori che cercano di limitare le spese in un settore, quello della ristorazione, che ha visto un notevole aumento dei costi e dei prezzi almeno negli ultimi cinque anni. Quindi, se è vero che in termini di visite, siamo ancora sotto i livelli del 2019 (nel 2025, 15,1 miliardi, -4,2% rispetto al 2019), la spesa complessiva aumenta (71 miliardi, +12%) con uno scontrino medio di 4,74 euro (+17% rispetto al 2019). Sono alcuni dei principali dati della ricerca Circana (Stato dell’arte dei consumi fuori casa in Italia) presentata al Sigep World.
Gli italiani hanno speso 154 miliardi in cibo e bevande: il fuori casa rappresenta il 46% di questa spesa totale, mentre l’acquisto nei punti di vendita della Gdo ammonta al 54% (84,3 miliardi di euro). Rispetto a un anno fa e a 6 mesi fa, i consumatori sono più pessimisti riguardo la loro situazione finanziaria. Il 28% si dichiara ottimista, il 51% neutrale (cioè: la situazione rimarrà invariata), il 22% pessimista (peggiorerà un po’, -16%, e peggiorerà notevolmente, 6%).
Anche se la nuova mobilità favorisce i consumi a colazione e si torna a trascorrere più tempo fuori casa per lavoro e commissioni, il consumatore italiano entra nel 2026 con possibilità di spesa limitate dai bassi stipendi, dall’incertezza geopolitica che contrassegna il panorama internazionale e dai rincari sui beni essenziali. “La preoccupazione principale per il 71% resta il costo della vita e il potere d’acquisto -precisa Matteo Figura, direttore esecutivo Foodservice Italia di Circana-. Aumenta anche l’ansia legata alle azioni del governo Usa: a ottobre il 57% si riteneva preoccupato, contro un 30% scarso dello scorso gennaio; inoltre, il 51% degli intervistati ritiene che i dazi faranno crescere ancora i prezzi nei ristoranti. Questi trend incidono sulla vita quotidiana: il 65% ritiene che i prezzi siano aumentati troppo e il 36% afferma di frequentare meno i ristoranti a fronte di un 11% che non cambia le decisioni di consumo. Anche nel carrello fuori casa si vedono rinunce mirate: il 38% cerca promozioni, il 25% menu combo; cala anche la spesa in alcolici (23%)”.
Più di un terzo dei consumatori è disposto a ridurre le visite per far fronte all’aumento dei prezzi nel fuori casa. Il 47% adotta una strategia di “trading down”: cerca un ristorante diverso dall’abituale con prezzi migliori e promozioni (20%); frequenta il ristorante abituale, ma cerca prezzi migliori o promozioni (14%); oppure frequenta il ristorante abituale ma ordina meno prodotti (13%). L’11% del campione non cambia le abitudini di utilizzo di bar e ristoranti, mentre il 36% applica una forma di “trading out” che consiste nel frequentare meno spesso bar e ristoranti.
I consumatori tendono a diradare la frequenza: sono diminuiti gli heavy user (26% a ottobre 2025 vs 33% del settembre 24) e i medium user (43% vs 48%), mentre aumentano i light user (27% vs 18% del settembre 2024).






