Editoriale: tante domande altrettante risposte

“Eurospin seconda per fatturato dietro ad Esselunga”
“Lidl  vince  il  titolo  insegna  dell’anno”
Questi sono solo alcuni dei titoli usciti negli ultimi mesi, ma il tema rimane lo stesso: il discount si sta  affrancando da quel clima un po’ sovietico che ne contraddistingueva l’esperienza d’acquisto e velocemente si sta rifugiando in un modello di business più simile a quello di Costco, dove l’experience c’è ed è legata alla sorpresa (ripetuta nel tempo) di fare buoni affari anche grazie a una presenza più massiccia di brand del largo consumo. Quelli che erano un tempo svantaggi ... merce impilata, cartoni in luogo di attrezzature ... per il cliente si traducono in minori costi che finiscono dritti nel suo scontrino. E gli altri allora che cosa devono fare per competere con il discount? Un’unica certezza: non corrergli dietro. Non tutti i punti di vendita sono per tutte le tasche, quindi i non-discount dovranno farsene una ragione: per alcuni clienti rappresenteranno un lusso piacevole, da inserire ogni tanto in uno shopping trip, per altri saranno la consuetudine, per altri ancora la spesa base, per poi puntare agli specialty. La battaglia della conquista del cliente sarà sulla capacità di trasferire una serendipity. Tanti gli ingredienti, ma tutti da cercare nel proprio Dna d’insegna; l’effetto sorpresa si può tradurre in un prezzo stracciato su un prodotto desiderato, oppure su una proposta gourmet che prima non ci si immaginava di trovare in una catena della gdo. Coraggio e determinazione sono indispensabili per perseguire una strada imbattuta da altri, ma che porta a nuove scoperte e a nuovi valori, oltre a comportare anche dei rischi. D’altra parte, essere imprenditori significa anche questo.

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