Fiducia, un quadro non omogeneo

Un quadro non omogeneo, dal quale emerge un trend di sviluppo a diverse velocità: è quello evidenziato dai dati della Global Survey Consumer Confidence di Nielsen, presentata oggi e realizzata su un campione di 30 mila persone in 63 Paesi, Italia inclusa, relativamente al periodo aprile-giugno 2016. "Se in generale l'indice di fiducia risulta o stabile o in frenata, pur mantenendosi al di sopra dei livelli di guardia - dichiara Giovanni Fantasia, Ad di Nielsen Italia -, risaltano elementi altamente positivi, come un allentamento della stretta sui risparmi e una diminuzione sia di quanti ritengono il Paese ancora in fase di recessione, sia di coloro che ancora applicano misure di spending review a livello famigliare".

Nielsen, Indice di fiducia Q2 2016L'indice di fiducia dei consumatori italiani si attesta a quota 55, con un incremento di 2 punti rispetto allo stesso periodo del 2015, in linea con l'andamento globale, ma in calo di 4 punti se raffrontato al periodo gennaio-marzo 2016. L'indice di fiducia su base globale è a 98 punti, stabile sul trimestre precedente, in Europa a 79 punti, in lieve crescita. Hanno i valori più alti Filippine, che è anche il Paese con la crescita maggiore della fiducia, +13 punti, India e Indonesia, mentre i più bassi sono quelli di Corea del Sud, Grecia e Ucraina. Cresce la fiducia soprattutto in Perù e Malesia, mentre scende marcatamente in Portogallo, Lituania e Belgio.

 

 

Nielsen, Indice di fiducia Eu Q2 2016Tra i dati positivi anche la lieve diminuzione della propensione al risparmio tipica degli italiani, dal 36% passa al 38%. Una volta sostenute le spese essenziali, se avanzano risorse gli italiani le spendono prima di tutto per l'abbigliamento, il 29%, poi per le vacanze, il 28%, poi per l'intrattenimento fuori casa, per pagare eventuali debiti, per acquistare elettronica, per la manutenzione della casa, per fondi pensionistici, per acquistare azioni. Il 5% è indeciso su come spenderli, e oltre un quarto degli italiani dichiara di rimanere senza soldi a fine mese, mentre sono il 15% in Spagna e il 20% in Germania e Inghilterra.

"Possiamo dire che il profilo emergente è quello di un Paese che ancora attraversa una fase complessa - spiega ancora Fantasia -. In questo senso, nell'ambito di una società che cambia e diventa sempre più aperta e flessibile, servono politiche differenziate di promozione sociale accompagnate da una rimodulazione del carico fiscale per agevolare il lavoro, gli investimenti e i consumi".

Al centro delle preoccupazioni degli italiani c'è ancora il posto di lavoro, 19%, anche se l'anno scorso il valore era più elevato di 5 punti. L'11% del totale ha una visione positiva delle prospettive occupazionali nell'anno a venire, -2% rispetto al Q1 2016, e il 19%, 5 punti meno del quadrimestre scorso, vede positivamente la propria condizione finanziaria. Il 17% ritiene addirittura che questo sia il momento giusto per fare acquisti.
Preoccupano anche il terrorismo e la salute, entrambi al 10%, la situazione economica generale, 9%, i debiti, 6%, crimini, immigrazione, edNielsen la prima preoccupazione Q2 2016ucazione dei figli, conciliazione tra vita famigliare e lavoro, e aumento delle bollette della casa, tutti e 5 i fattori sono al 5%, al 3% ci sono il riscaldamento globale e l'aumento dei prezzi degli alimentari, a scendere l'eventualità di una guerra, la stabilità politica, la salute dei genitori, la tolleranza verso i valori culturali di altri Paesi, la mancanza di comprensione fra le culture, l'aumento dei carburanti. Il 4% dichiara di non avere preoccupazioni.

Rispetto alla situazione economica dell'Italia, scendono di poco coloro che credono che la crisi non sia ancora stata superata, comunque tanti: dal 90% dell'anno scorso all'attuale 85%, e il 13% (era il 16% di un anno fa e del primo quadrimestre) pensa che la fase di recessione possa essere superata in capo ai prossimi 12 mesi.

Nielsen la propensione al risparmio Q2 2016Di conseguenza, chi dichiara di aver modificato il proprio comportamento per risparmiare scende dal 69% del Q2 2015 all'attuale 61%. Quindi si tende a risparmiare sui pasti fuori casa, nell'abbigliamento, scegliendo marchi alimentari più economici, riducendo divertimenti e vacanze, i consumi, il rinnovo degli oggetti per la casa, l'uso dell'automobile... il 15% dichiara anche di fumare meno, per risparmiare.

"Nel largo consumo abbiamo assistito a un forte cambiamento delle abitudini di acquisto - spiega ancora Fantasia - : per far fronte alle difficoltà economiche della crisi, gli italiani hanno trovato un modo più smart per fare la spesa per poi, supportati anche dall'aumento della fiducia, essere disponibili a spendere per uno stile di vita più sano. Una parte della spesa, infine, è riservata all'innovazione tecnologica, smartphone compresi, il che continuerà a spingere modelli di acquisto su canali tradizionali e digitali in modo sempre più integrato".

 

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