I pastifici sanzionati dall’Antitrust per cartello sui prezzi

Produttori

Insieme al'Unipi (Unione Industriali pastai Italiani), sono 26, pari al circa il 90% della produzione del mercato, le aziende che l'Antitrust ha sanzionato per “intese restrittive”, comminando multe per complessivi 12,5 milioni di euro (di cui poco meno di 6 milioni a Barilla, oltre un milione per De Cecco e Di Vella, quasi 500 mila Garofalo). Tra le altre aziende multate vi sono Amato, Colussi, De Cecco, Divella,
Nestlé, Rummo, Zara, Berruto, Delverde, Granoro, Riscossa, Tandoi,
Cellino, Chirico, De Matteis, Di Martino, Fabianelli, Liquori,
Mennucci, Russo, La Molisana, Tamma, Valdigrano.
Secondo l'Authority nel corso del 2006 e 2007 le aziende avrebbero attuato  “due intese restrittive della concorrenza” e quindi violato l'articolo 81 del Trattato Ce. In pratica, il cartello sul prezzo della pasta.

La difesa dell'Unipi
Relativamente alla conclusione del procedimento riguardante i listini dei prezzi della pasta condotto dall'Antitrust, l'Unipi ribadisce che “Nel settore non vi sono state speculazioni, né si è mai configurato alcun accordo lesivo degli interessi dei consumatori”. Le ragioni che hanno determinato tensioni sul prezzo al consumo della pasta sono riconducibili, secondo Unipi, in particolare, all'andamento dei fattori di costo di produzione, il più importante dei quali è rappresentato della materia prima, la semola di grano duro. “A partire dal 2005 e fino al 2008 le quotazioni del grano duro hanno fatto registrare aumenti straordinari, tanto da determinare uno stato di crisi acuta per il settore, con il rischio concreto, per numerosi pastifici, di cessazione delle attività. Nel primo semestre del 2008 il costo medio del grano duro è cresciuto del 220% rispetto alla media del 2005 (dati Borsa Merci di Foggia). Tale aumento non si è trasmesso immediatamente e per intero sui listini della pasta di semola praticati dai produttori ma è stato in gran parte assorbito dall'industria. La stessa Autorità ha inoltre riconosciuto che le aziende hanno praticato aumenti di intensità diversa in tempi diversi. Ciò dimostra chiaramente l'insussistenza di qualsiasi ipotesi di intesa. Nella seconda metà del 2008 il costo del grano duro ha fatto registrare cali sensibili, ma quotazioni ancora di gran lunga superiori a quelle del 2005. Nel dicembre 2008 il costo medio del grano duro è stato di oltre il 40% superiore al costo medio del 2005. Si tratta quindi di un fattore ad elevata volatilità”.

Le difese delle aziende
“Il provvedimento dell'Autorità Garante ci lascia stupiti - dice Guido Barilla, presidente del Gruppo alimentare. La nostra missione, da sempre, è quella di offrire alle persone prodotti di
ottima qualità al giusto prezzo, operando in assoluta trasparenza, secondo i principi di sana concorrenza alla base del libero mercato. Sul tema dei prezzi la nostra azienda ha sempre avuto un comportamento responsabile. Gli aumenti strutturali degli ultimi mesi si sono resi necessari a causa dell'esplosione del costo delle materie prime e dei cambiamenti sui mercati globali. Per questo motivo non credo si possa parlare di speculazioni ma di condizioni minime di sopravvivenza per un intero comparto industriale che, nonostante le forti tensioni interne, continua a garantire al nostro Paese, al costo di 1 euro, un pasto per una famiglia di 4 persone”. Barilla farà ricorso contro il provvedimento che non ritiene fondato.
E anche il Pastificio Garofalo “Nel pieno rispetto per le decisioni dell'Antitrust, si riserva di agire nelle sedi competenti”, ribadendo inoltre, "di non aver mai aderito a presunti accordi di cartello finalizzati ad influenzare la dinamica dei prezzi sul mercato e di non aver mai operato nessun tipo di speculazione né alcun accordo lesivo degli interessi dei consumatori".

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