Il canale food continua a predominare, ma rimane quello meno proficuo

Retailer&Spazi

Valgono 3,25 milioni di miliardi di dollari le vendite dei primi 250 gruppi retail, con un incremento pari al +10,2%. Il 30,1% del business è in mano ai primi dieci retailer, che da soli crescono del 9,2%, evidenziando come il settore stia incrementando ulteriormente il livello di concentrazione (da 27,40 a 30,10 tra 2001-2006).
Sono alcuni tra i dati dell'11° rapporto Deloitte Global Power of Retailing sull'evoluzione dei 250 maggiori operatori a livello mondiale, che ne analizza i dati e i trend tra il 2006 e il giugno 2007.

Sale la globalizzazione
Il rapporto sottolinea come i settori del commercio al dettaglio più globalizzati siano quelli dell'elettronica, dell'arredamento e del giocattolo; inoltre viene evidenziato che più l'azienda è globale maggiore è il margine medio netto. Relativamente all'area di origine, si evidenzia che gli Usa, con 93 retailer, si ritagliano il 45,5% (+1,5% sul 2005) del valore delle vendite mondiali.

Wal-Mart, che si mantiene saldamente al 1° posto nella classifica Deloitte, cresce dell'11,6%, probabilmente anche grazie al suo ingresso in altri 2 paesi sudamericani. Ovvio, però, che il terreno di competizione rimangano gli Usa, dove il recente sbarco di Tesco (che ha superato Metro attestandosi al 4° posto nel mondo e divenendo, di fatto, il secondo retailer continentale dopo Carrefour) con il format di vicinato Fresh & Easy ha condotto Wal-Mart a rivedere le proprie politiche territoriali, portandolo a pianificare l'apertura di piccoli pdv proprio per contrastare Tesco, più che determinato a sviluppare ulteriormente il proprio format in Usa. Sempre in tema di globalizzazione, è interessante notare come nella classifica delle new entry (18 ingressi) si trovino 4 gruppi cinesi (tra cui il gruppo Bailian e Suning Appliance), 2 russi (tra cui X5 Retail) e uno brasiliano (Grupo Pao de Acucar): quasi tutti questi retailer sono presenti anche nella classifica fra quelli con i più alti tassi di crescita.

Il trend dei settori
I retailer food e di beni di largo consumo (133 sui 250 operatori) rimangono i più numerosi, con una media di vendite pari a 16,5 mld $, ma con margini netti medi di appena il 2,8%. Qui si trova il primo retailer italiano: Coop, al 51°posto, che perde due posizioni. Tra il 2004 e il 2006 sono aumentati i retailer di abbigliamento e calzature, passati da 40 a 49, raggiungendo un fatturato pari a 6,8 mld $ così come pure sono cresciuti, in termini numerici, quelli operanti nei prodotti elettronici saliti da 34 a 37. I gruppi specializzati in altre categorie (sport, arredamento, giocattoli, hobbystica, gioielleria e forniture per l'ufficio) sono saliti da 80 a 88: 23,2 mld/$ il valore delle loro vendite.

La gdo capitalizzata
Deloitte analizza anche il valore delle aziende in rapporto alla loro capitalizzazione in borsa (tramite l'indice Q ratio dell'economista James Tobin, dove un valore superiore a 1 indica affidabilità e meno di 1 il suo contrario): l'indice più alto è registrato nei settori abbigliamento (2,47) e farmaceutico (2,03). Nelle tipologie di vendita, l'affidabilità più bassa viene assegnata ai convenience (0,66), ai diversificati, cioè che operano con format diversi (0,77), e ai department store (0,88). L'analisi di Deloitte stima che, nel giro di tre anni, proseguendo le tendenze attuali, ci saranno scossoni nella classifica delle prime 10 aziende: il più significativo potrebbe essere l'ascesa di Tesco al secondo posto, invece di Carrefour.

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