
Consegne ultra rapide in forte crescita. È uno dei dati emersi da Fast & focused: il quick commerce entra in corsia, evento di Glovo in collaborazione con Mark Up e Gdoweek, moderato dalla direttrice Cristina Lazzati e basato sulla ricerca di Marilena Colussi. Sviluppo ma il settore si interroga sulla direzione verso cui puntare: gdo o horeca? E come renderlo più attraente, per i clienti come per le catene, visto che si tratta di un fenomeno ancora minoritario nel nostro Paese, associato soprattutto al mondo food, specie piatti pronti. Solo recentemente si sta aprendo ad altri settori, come le farmacie, per la il suo contenuto di spesa di emergenza.
Dentro lo studio sul quick commerce
La gdo lo sta studiando. Tra 28 responsabili del settore retail intervistati in una ricerca qualitativa ad hoc dalla sociologia Marilena Colussi, la conoscenza del quick commerce è buona per il 39%, abbastanza buona per il 54%, mentre solo il 7% dice di saperne poco e nessuno si dice inconsapevole. Non solo: il 38% degli intervistati sottolinea come anche la propria azienda offre la possibilità di operare acquisti tramite canali di consegna ultra rapida.
La gdo e il quick commerce
Le ragioni dell’interesse sono reciproche: “I player attivi nel quick commerce -evidenzia Giovanni D'Alessandro, direttore di canale di Basko (Sogegross/Agorà)- stanno strizzando l’occhio alla gdo perché è un mercato enorme. Ma rimangono delle perplessità relative alla sua reale sostenibilità economica”. Fa eco Gruppo Selex: “Per noi -racconta Giorgia Ceccarelli, eCommerce operations manager del gruppo commerciale- è un modo di intercettare nuovi clienti che si muovono su canali alternativi”. Avere un’offerta attraverso questa modalità di consegna ultra rapida è anche un modo per distinguersi. “Abbiamo iniziato una collaborazione per implementare il quick commerce con Glovo in Iper la grande i in 17 punti di vendita nel 2021 -illustra Sara Colombo, digital marketing and eCommerce manager di Finiper Canova-. Abbiamo scelto di farlo per una questione di visibilità, essendo quella di Glovo una presenza ormai strutturata, con risultati soddisfacenti, che intendiamo ulteriormente migliorare”.
Non è un Paese per vecchi? I casi di Basko e VéGé
Una questione di offerta, di costi e di opportunità, ma anche di target. Se Basko in Liguria deve interfacciarsi con un pubblico silver (ndr: la Liguria è la regione con la quota di silver più alta d'Italia), che potrebbe essere interessato, ma va messo a punto il servizio, VéGé ha deciso di valorizzare la leva del quick commerce in maniera diversa, tenendo conto anche del fatto che la propria presenza si concentra soprattutto al Sud. “Dal nostro punto di vista, il quick commerce ha grandi margini di crescita -sottolinea Federico Sansone, digital marketing manager di VéGé-. Bisogna puntare sulla sua immagine giovane e urbana. A livello del nostro gruppo, il 40% dei clienti fidelizzati appartiene a una fascia di famiglie giovani, che abitano principalmente in contesti piccolo urbani oppure in grandi città ma lontano dal centro, specie nel Sud Italia e che sono interessati a questo genere di servizio”.
Quick commerce in crescita
“Il canale nel 2025 per noi di Iper la grande i -illustra Colombo- sta crescendo del 70-80% circa sull’anno precedente”. I buoni risultati parlano da sé, a patto di superare le difficoltà iniziali: “È difficile uscire dalla fase di test -dice il digital marketing manager di VéGé- ma quando ci si riesce, i risultati sono molto buoni”.
Solo luci? Non proprio
Tra le ragioni per cui il retail adotta solo parzialmente il quick commerce ci sono in primis i costi e le difficoltà legate alla tecnologia, oltre che alle questioni di sostenibilità rispetto ai lavoratori. Per Basko l'adozione di questa formula richiede una struttura onerosa, per via della mano d’opera ma non solo, senza poter ribaltare in toto i costi sul cliente. “Inoltre la stragrande maggioranza dei nostri utenti -spiega D'Alessandro- usa il quick commerce per ordinare un pasto finito e poco altro: crediamo che funzionerà molto bene per la ristorazione, ma poca gente lo usa per far la spesa”.
Per Selex il motivo per cui la gdo fa fatica ad abbracciare il quick commerce è legato al fatto che ci sia una narrazione che ne evidenzia troppo costi e problematicità.
VéGé nota come l’innovazione tecnologica e soprattutto la sua integrazione, venga percepita come una difficoltà, talvolta, dagli imprenditori associati.








