Lidl Italia alla svolta della plastica

Ridurre il consumo di plastica di almeno il 20% entro il 2025 e rendere riciclabile il 100% degli imballaggi in plastica delle private label: questo l’impegno che ha assunto, e annunciato già nel 2018, Lidl Italia. Una sfida che abbraccia i processi aziendali nella loro globalità, coinvolgendo tutte le aree e i partner: dalle piattaforme logistiche, dai fornitori fino all’assortimento dei supermercati. A raccontare cosa significa questo approccio, a livello sia strategico sia pratico, è Alessia Bonifazi, responsabile comunicazione e csr di Lidl Italia.

Come raggiungerete l’obiettivo che avete annunciato?

Ci siamo fissati alcuni obiettivi intermedi da raggiungere con azioni concrete: alcune sono già state attuate, come la riduzione media del 13% della plastica utilizzata per le bottiglie di acqua o la sostituzione delle stoviglie e posate monouso con alternative compostabili o, ancora, la riformulazione più concentrata di alcuni detersivi con la conseguente riduzione del formato e della quantità di plastica del flacone, soluzione che ci consentirà di risparmiare circa 120 tonnellate l’anno. Nei centri logistici, ad esempio, abbiamo introdotto una pellicola di plastica per l’imballaggio dei pallet che, oltre a essere più stretta, è 100% riciclabile. Un cambiamento apparentemente piccolo, ma significativo che, a livello di gruppo, ci ha permesso di risparmiare, dal 2015 ad oggi, 524 tonnellate di plastica all’anno.

Quali i vantaggi di questo processo? E le difficoltà?

Il vantaggio principale è la riduzione dell’impatto del nostro settore sull’ambiente, a favore di una più ampia tutela del pianeta. Più che di difficoltà parlerei di sfide: prendiamo l’eliminazione delle stoviglie in plastica monouso: anticipando di due anni la direttiva europea, Lidl Italia ha optato per alternative biodegradabili e compostabili, contando sull’efficienza dei sistemi di raccolta e riciclo dei rifiuti organici in Italia, che consentono un ciclo chiuso “dalla natura alla natura”. I prodotti sono conformi allo standard europeo Uni En 13432 per l’idoneità al compostaggio industriale. La sfida è stata la ricerca di fornitori che, in anticipo sui tempi, fossero in grado di produrre i quantitativi necessari a rifornire i nostri oltre 630 supermercati.

Quanto costa adottare un modello sostenibile?

La vera sfida è proprio questa: trovare l’equilibrio tra la sostenibilità ambientale ed economica, affinché non sia il cliente finale a sostenere i costi di questo impegno. La nostra formula commerciale, risultata vincente negli ultimi 28 anni, punta proprio a garantire un’elevata qualità nel rispetto dell’ambiente, senza rinunciare alla convenienza.

I consumatori sono pronti?

I consumatori sono sempre più esigenti e informati. C’è una fetta sempre più ampia di clienti attenti a queste tematiche e propensa al cambiamento. Contrariamente a quanto si potrebbe forse pensare, il profilo dei clienti “green” è ormai molto trasversale e tocca tutte le fasce socio-demografiche.

Oltre alla plastica, il vostro approccio ambientale come si concretizza?

Le nostre iniziative e progetti a tutela dell’ambiente sono molteplici e frutto di una strategia sviluppata nel corso degli anni. Nella logistica, punto nevralgico di ogni azienda della gdo, dal 2015 impieghiamo camion alimentati a gas naturale liquido; siamo stati la prima azienda del settore a introdurre i semirimorchi ad azoto a zero emissioni e la prima azienda italiana nel retail a impiegare mezzi alimentati a biometano. Tutti i nostri punti di vendita di nuova generazione rispondono a elevati standard di sostenibilità: classe energetica A+, pannelli fotovoltaici, illuminazione led e materiali altamente coibentanti. Inoltre prediligiamo aree da riqualificare al fine di ridurre il consumo del suolo, impieghiamo in tutte le nostre pertinenze solo energia proveniente da fonti rinnovabili e siamo uno dei primi operatori retail con certificazione di efficienza energetica Iso 50001 dal 2017.

E l’approvvigionamento dei prodotti?

Siamo impegnati sul fronte delle politiche di acquisto delle materie prime. Per esempio, impieghiamo solo cacao certificato sostenibile. Le uova provenienti da galline allevate in gabbia sono state sostituite con alternative cage free, anche in tutti i prodotti che le contengono come ingrediente. Abbiamo, inoltre, sviluppato una politica d’acquisto responsabile per tè e caffè, pesce e crostacei … insomma, un approccio aziendale trasversale per una tematica che è e sarà sempre più importante.

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