L’Italia che cambia

Le donne laureate disoccupate in Italia sono il 26,8%, più di un quarto della totalità, mentre i colleghi maschi sono “solo” il 6,3%.  Il tasso di disoccupazione medio è del 12,4% ma al Nord, i posti di lavoro persi negli anni della crisi, sono stati del 2,2%, mentre al Sud  si sale all’8,8%, infatti, gli occupati regolari al Nord sono il 68%,  al Sud quasi la metà, il 36%.  L’Italia bipolare, presentata recentemente dal Rapporto Coop, lascia con l’amaro in bocca.  È vero che la recessione sembra essere agli sgoccioli, ma rovistando tra i dati, le rovine che rimangono sono tante e ancora una volta si riversano sulle fasce deboli della popolazione, il Sud e le donne. I bambini no, perché è da tempo gli italiani hanno smesso di farne, infatti sono aumentate dell’8% le coppie senza figli in 10 anni e del 40,1% le persone sole (che suona meno allegro di single  … e lo è). Infine, il 52% degli italiani ritiene di appartenere alla classe operaia (anche se operai non ce ne sono quasi più). Non intristiamoci troppo, perché gli italiani sembrano arrabbiati al punto giusto per poter, finalmente, cambiare le cose, nel loro lessico torna la famiglia, si parla di premiare il futuro e di ridurre le disuguaglianze, si scopre il bene comune e la necessità di premiare il merito.  Spariscono o quasi dai loro discorsi: i partiti, i sindacati e i politici … buon segno, forse abbiamo capito che il valore di un Paese è la somma dei valori dei suoi cittadini, il senso di giustizia, il senso civico non sono delegabili a chicchessia.

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