Non è in crisi il negozio ma i modelli di business del retail

Parliamoci chiaro: l’online serve, essere omnichannel anche, ma che questo diventi l’obiettivo della distribuzione tradizionale ... no! Ciò non significa vivere nella  propria bolla, fingendo di non accorgersi che fuori c’è un mondo che cambia. Piuttosto è necessaria un’analisi impietosa del proprio modello di business. Basta guardare agli Stati Uniti: crollano catene storiche, affossate dai debiti, fioriscono grandi catene che fanno crescite a doppia cifra; la differenza? Le prime hanno cercato in maniera ondivaga di riciclarsi, buttando soldi a destra e a manca nel tentativo di inseguire, di volta in volta, la tendenza del momento; le seconde hanno scelto modelli semplici, chiari con costi definiti e li hanno perseguiti. I primi hanno così continuato a correre con il fiato sempre più corto, guardandosi le spalle dai nuovi venuti, fino ad essere raggiunti e sorpassati da qualcuno che correva ... da un’altra parte. La crisi del retail non c’è: c’è una crisi di identità di molte catene. Quasi fosse una crisi di mezza età. Il mio consiglio: scegliete che cosa volete essere, credeteci e andate avanti per la vostra strada. Innovatori certamente, ma determinati. Non è tempo di se e ma.

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Amo il cambiamento e lo vivo con passione, mi occupo di marketing e retail da quindici anni, ho diretto on e off Gdoweek e da qualche tempo anche Mark UP, prima ho seguito con altrettanta passione cinema e lifestyle, ho scritto di moda e di ristoranti, ho lavorato per la televisione e per la radio, ho vissuto almeno tre vite e nessuna mi ha annoiata.

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