Pokémon, follia estiva o opportunità per il retail?

paroleE’ il fenomeno dell’estate. Anzi, la follia dell’estate, a voler guardare la narrazione che ne è scaturita a livello planetario a poche settimane dal lancio del gioco. Eppure Pokémon Go, il videogioco disponibile dallo scorso 15 luglio anche sul mercato italiano, oltre ad aver rinverdito i fasti di Nintendo, comincia ad assumere delle connotazioni che vanno oltre l’aspetto meramente ludico e aprono nuovi scenari che ci aiutano ad immaginare come potrebbe essere un futuro nel quale la realtà aumentata -perché questo di fatto stiamo parlando- gioca un ruolo molto più rilevante rispetto a quello che ha adesso. Il punto è che Pokémon Go si sta trasformando in qualcosa di più di un gioco da ragazzi o da adulti poco cresciuti, aprendo un ventaglio di nuove opportunità per il mondo business.
Tecnicamente, Pokémon Go è una App che coinvolge il giocatore in una caccia al tesoro che si svolge nei luoghi più disparati: strade, piazze, parchi, ma anche monumenti, musei, negozi, ristoranti. L’obiettivo del gioco è catturarne più Pokémon possibile e poi, secondo uno schema che i meno giovani avevano già sperimentato negli anni Novanta, allenarli, farli crescere, portarli ai diversi stati evolutivi. I Pokémon possono essere trovati nei Poke Stop, i punti di interesse che vengono generati in modo automatico dal gioco. Al momento del lancio del gioco non era prevista la possibilità di creare Poke Stop sponsorizzati, ma il successo -e soprattutto la crescita della domanda da parte di esercenti e retailer- sta portando (al momento in cui scriviamo questo articolo) la società a riconsiderare la possibilità. Tuttavia, il gioco prevede la possibilità, con un investimento minimo, di creare dei cosiddetti “moduli esca” che attraggono personaggi, e di conseguenza giocatori, in un determinato luogo.

L'intero articolo su Gdoweek n. 13

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