Rinascente pronta a ripartire

“Speriamo da giugno di limitare i danni, che rimangono tanti e consistenti, e attivare un graduale recupero delle vendite. Ci vorrà tempo, pazienza e resistenza per tornare ai livelli pre Covid, un percorso lungo che richiede la collaborazione di tutti, non solo imprese e loro dipendenti, ma anche consumatori, cittadini, Governo, sindaci … ”. Pierluigi Cocchini, Ad di Rinascente (Gruppo Central), guarda con realismo ai prossimi mesi, con la consapevolezza di chi si è attrezzato già da tempo alla nuova normalità, anche se questo potrebbe non bastare. “Eravamo già pronti ad aprire dal 20 aprile e il calendario prudenziale della fase 2 ci ha messo in ulteriore difficoltà, con la ristorazione in apertura dal 1° di giugno, ma ci siamo strutturati adottando tutti i sistemi disponibili per garantire sicurezza a clienti e dipendenti, che, pur essendo in cassa integrazione Covid (da metà marzo nei negozi della rete, mentre la sede, dal primo aprile) hanno dimostrato un attaccamento che mi rende molto fiero”.

Cosa serve per ripartire?

Soprattutto tempo, per ridare fiducia alle persone di tornare a uscire, girare, comprare e per far ripartire fiere e turismo. Per strutture come le nostre, radicate nei centri storici di città medievali e rinascimentali, è essenziale che tornino vivi i centri cittadini. Un fatto che, finché non ci sarà un vaccino, ci obbligherà a convivere con misure difensive nei negozi, nella ristorazione, negli spostamenti -penso al trasporto pubblico-, che non aiuteranno i conti economici, provati da due mesi di chiusura, dopo un gennaio positivo e un febbraio già in declino.

In termini di sicurezza come vi state preparando?

Abbiamo definito un protocollo molto dettagliato per la sede e per ognuno dei 9 negozi, in collaborazione con il Politecnico di Torino, che ci ha invitato a un gruppo di lavoro ristretto per identificare le soluzioni più corrette. Si tratta di protocolli, modificabili in funzione della situazione, che hanno richiesto un nuovo (ed enciclopedico) lavoro sulla valutazione dei rischi.

E anche costi importanti …

Devastanti sarebbe la definizione giusta, vista la situazione delle vendite. Parliamo di oltre un milione di euro, tra materiali di sicurezza come guanti, gel e mascherine, sanificazioni e costi indotti come cambiamenti negli orari e nei turni. Abbiamo comunque deciso di non mettere il plexiglass alle casse, che riteniamo già distanziate e sicure.

Cosa teme maggiormente del dopo quarantena?

La mancanza di disponibilità economica: noi siamo un ingrediente della gioia di vivere, la fine della quarantena potrebbe spingere le persone a premiarsi facendo acquisti. Per questo, non credo cambierà il comportamento verso abbigliamento, accessori e cosmetica. Certo servono soldi … e non tutti ne avranno a disposizione, purtroppo.

L’eCommerce si è rivelato una soluzione per molti retailer non food. Voi non l’avete mai molto amato …

Non è mai stata una questione di feeling, ma un ragionamento basato su economics, preferendo soluzioni più vicine al nostro dna, come l’app on demand, lanciata due anni e mezzo fa, che mette a disposizione un addetto su Whatsup. Una formula che ha dato buoni risultati e un passo graduale verso l’eCommerce, il cui lancio avrebbe dovuto avvenire ad aprile, invece slitta a giugno. In linea con le strategie di Gruppo Central, abbiamo creato una squadra dedicata: per fine anno saranno attivati sia l’home delivery sia il click&collect, che si appoggeranno, a livello logistico, al nostro warehouse di Piacenza e allo stock nei negozi.

Cosa avete imparato da questa situazione?

In particolare, due cose: la conferma di avere una grande sintonia con tutto il personale, nei punti di vendita come nella sede centrale, in termini di vicinanza, aderenza nei comportamenti e visioni condivise. Un segno che abbiamo lavorato nella direzione giusta in questi anni. L’altro insegnamento riguarda la conferma della validità dello smart working: già da due anni, circa 200 persone utilizzavano questa formula, il 90% del personale di sede era già dotato di dispositivi adeguati, che hanno permesso all’azienda di mantenere il business, migliorando la produttività. In futuro, amplieremo questa soluzione, così come l’utilizzo di video conferenze, in uso da dieci anni, ma ora ancora più utili.

In Usa i department store vivono una crisi sempre più profonda. Il segno che è una formula superata?

Negli Stati Uniti, le insegne di riferimento di questo mondo sono in difficoltà da oltre dieci anni, una crisi legata alla loro perdita di identità con le città in cui operano e che l’emergenza ha accelerato. Per noi, come per gli altri retailer europei, la chiave di volta è stato il legame con le città, la creazione di una sintonia grazie a un mix di entertainment, esperienza, rispetto del dna dei brand attraverso le concession. Strategie che ci hanno garantito il successo e che continueremo a sviluppare. Anzi non abbiamo mai smesso, come dimostrano le vetrine di queste settimane: una scelta illustrativa, che vuole essere più originale di spot e comunicazione (stile pubblicità progresso viste in queste settimane), che fa leva sulla nostra storia e sul nostro dna.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome