Trivè si presenta come format di "All Day Bar", aperto dalle 8 del mattino alle 2 di notte, che copre tutte le fasce orarie (colazione, pranzo, aperitivo, cena e dopocena) con un'offerta selezionata e replicabile. Fondato nel 2017 da Ivan Daniele, il progetto nasce "dall'osservazione di un paradosso" come dice Daniele: "in un paese che pullula di bar, nessuno aveva ancora sviluppato un modello replicabile come avviene all’estero".
"Ho lavorato in bar, pasticcerie, pizzerie e ovunque ho trovato lo stesso problema: locali che si reggono sull’estro del singolo imprenditore, senza un metodo -racconta Ivan Daniele, fondatore di Trivè-. In Italia ci sono 130.000 bar, eppure nessuno aveva mai reso questo modello replicabile. Mi sono chiesto perché: la risposta è che è sempre stato difficile standardizzare una complessità simile”.
In realtà, qualcuno ci ha pensato in Italia: Esselunga, tanto per dire, con i Bar Atlantic che però osservano orari più normali (e a dire il vero non sono tantissimi i bar che tengono aperto dopo la mezzanotte). Ma il problema risiede nella complessità stessa del bar tradizionale: a differenza di un locale più o meno mono-prodotto come la pizzeria o la paninoteca, il bar attraversa cinque momenti diversi della giornata, ciascuno con prodotti e logiche proprie: standardizzare questa complessità è la vera sfida.
I numeri della replicabilità
Ogni locale Trivè genera in media un fatturato annuo compreso tra 1,2 e 1,8 milioni di euro. In termini pratici significa che un singolo punto di vendita riesce a sostenersi con margini stabili, grazie a un controllo dei costi: le materie prime incidono per meno del 30% e il personale per circa il 32%. A Torino sono operativi tre locali diretti (tra cui l'apertura recente in Piazza Vittorio) più un franchising in via Duchessa Jolanda. A Milano c'è il Trivè di via Marghera.
“Il dato più rilevante non è soltanto il fatturato, ma la prova che un bar può diventare replicabile -commenta Ivan Daniele-. Il nostro obiettivo è creare il primo brand italiano nel settore bar, una categoria nuova chiamata All Day Bar. Vogliamo diventare quel posto sicuro e comodo a cui le persone pensano per ogni occasione: un pranzo veloce, un appuntamento informale, un aperitivo con gli amici o una festa di laurea”.
Centralizzazione
La soluzione adottata da Trivè è stata quella di analizzare a fondo il settore, individuando i prodotti più richiesti e le abitudini di consumo più frequenti, per poi scomporre la gestione del bar in obiettivi concreti e misurabili. Un lavoro di studio e ingegnerizzazione che ha permesso di standardizzare processi e procedure, rendendo replicabile un format complesso come quello del bar italiano.
Il cuore di questa uniformità è un laboratorio di produzione centralizzato, che serve tutti i punti di vendita, diretti e in franchising, realizzando lavorati e semilavorati standardizzati. In questo modo, ogni locale garantisce la stessa qualità e coerenza di offerta, mantenendo margini stabili e un’esperienza identica per il cliente, indipendentemente dalla città in cui si trova.
Consolidamento su Milano e franchising
Dopo aver consolidato il modello a Torino, Trivè guarda ora a Milano come città chiave per il prossimo sviluppo. Il nuovo punto di vendita in zona Brera sarà il flagship store (un locale vetrina che racchiude tutte le caratteristiche del format e funge da modello per le aperture future) e farà da base per una crescita più ampia: nel capoluogo lombardo sono già allo studio 8-9 aperture nei prossimi due anni.
Parallelamente, il franchising si prepara a uscire dai confini torinesi con le prime trattative in corso ad Alba, Milano, Legnano, Brescia, Vicenza, Firenze, Pordenone e Roma.
Le prospettive economiche comunicate da Trivè indicano un raddoppio del fatturato, oggi intorno ai 5 milioni di euro, già nel 2026, con una traiettoria che punta ai 25 milioni entro il 2028.





