Lo scenario macroeconomico globale si muove oggi su un doppio binario, sospeso tra persistenti elementi di incertezza e fiducia nelle prospettive di crescita del business. Secondo i dati della recente Global CEO Survey di PwC, i vertici aziendali globali e italiani continuano a monitorare con attenzione minacce complesse come la volatilità dei mercati, la pressione inflazionistica, i rischi informatici e la rapidità dell'evoluzione tecnologica.
Ciononostante, emerge ottimismo: il 62% dei ceo italiani prevede una crescita economica nei prossimi 12 mesi e il 35% si dichiara fiducioso sull'aumento del proprio fatturato a breve termine, una quota che sale al 53% su un orizzonte a tre anni.
In questo contesto il settore lattiero-caseario italiano si conferma un pilastro fondamentale dell'agroalimentare e del made in Italy. Per rispondere in modo coordinato alle sfide del mercato e capitalizzare l'ottimismo dei manager, la filiera necessita di piattaforme professionali capaci di connettere la produzione d'eccellenza, le istituzioni e i canali della distribuzione moderna.
È in questa cornice strategica che si inserisce la quarta edizione di B2Cheese, la fiera internazionale B2B del settore lattiero-caseario in programma il 23 e 24 settembre alla Fiera di Bergamo, presentata ufficialmente il 22 giugno presso la Torre PwC a Milano.
La manifestazione si propone come un hub commerciale reale per fare sistema e spingere l'internazionalizzazione della filiera, offrendo ai buyer della grande distribuzione uno strumento per presidiare un comparto ad altissimo valore aggiunto.
Quanto vale il settore lattiero-caseario italiano
L'industria lattiero-casearia italiana è una risorsa strategica dal forte valore economico ed occupazionale. Nel 2025 il comparto ha generato circa 28,5 miliardi di euro di fatturato, posizionandosi al terzo posto nell'intera industria alimentare nazionale, a cui contribuisce per l'11% del valore totale. A determinare questa solidità è soprattutto la straordinaria performance sui mercati esteri.
Il formaggio italiano ha infatti raggiunto nel 2025 il valore di 6,7 miliardi di euro di export complessivo, mettendo a segno una crescita del 4,6% rispetto all'anno precedente, risultando l'elemento decisivo per garantire alla bilancia commerciale del settore un saldo attivo di circa +1 miliardo di euro.
A livello continentale, la produzione di formaggio da latte vaccino nell'Unione Europea ha raggiunto i 10,1 milioni di tonnellate, registrando un incremento del 9,8% nel periodo recente. In questa geografia produttiva, l'Italia detiene una quota del 12% dei volumi europei (pari a 1,22 milioni di tonnellate), posizionandosi stabilmente alle spalle di Germania (2,55 milioni) e Francia (1,80 milioni).
Per quanto riguarda le destinazioni delle nostre merci, l'Europa si conferma il mercato di riferimento principale, assorbendo il 73% dell'export nazionale, con la Francia che guida i flussi e cresce del 21% anno su anno. Al di fuori dei confini comunitari, spiccano il consolidamento del mercato americano (USA al 10% del totale, +11% su base annua), il Regno Unito (7% del totale, +22%) e le importanti progressioni registrate nei mercati emergenti del Medio Oriente, dove gli Emirati Arabi Uniti segnano un incremento del 40%.
Il peso delle Dop e la centralità della Lombardia
Il successo del modello italiano risiede in larga parte nella valorizzazione delle produzioni certificate e protette, che rappresentano un fattore di fortissima attrazione sia per i consumatori interni sia per i mercati globali.
Il segmento dei 59 formaggi a denominazione DOP italiani esprime un valore alla produzione che sfiora i 6 miliardi di euro. Nel 2025 la produzione certificata ha raggiunto le 632mila tonnellate, crescendo del 3,8% rispetto al 2024. Il mercato appare fortemente concentrato: il 74% dei volumi complessivi di formaggi DOP fa capo alle prime tre grandi eccellenze nazionali, ovvero Grana Padano (37%), Parmigiano Reggiano (27%) e Gorgonzola (10%).
La scelta della Fiera di Bergamo come sede di B2Cheese risponde a una logica di profonda coerenza territoriale. La Lombardia è infatti il vero motore produttivo del lattiero-caseario italiano: da sola realizza il 46,5% del latte nazionale e trasforma oltre la metà della propria materia prima in formaggi DOP, generando un valore economico superiore ai 2 miliardi di euro lungo una filiera integrata ed etica.
Bergamo, riconosciuta città creativa Unesco per la gastronomia e fulcro delle cosiddette Cheese Valleys, rappresenta il punto di sintesi ideale tra una tradizione millenaria e la necessità di proiettare l'identità dei territori verso una dimensione globale.
Il format di B2Cheese 2026 tra internazionalizzazione e mercati esteri
Per rispondere a mercati internazionali sempre più complessi e volatili, B2Cheese 2026 ha scelto di rafforzare ulteriormente il proprio format verticale e specializzato. La manifestazione si sviluppa su una superficie di 9.000 metri quadrati, ottimizzando tempi e spazi all'interno di due sole giornate dedicate esclusivamente agli operatori professionali.
L'asse strategico della nuova edizione è il potenziamento del programma di incoming buyer, sviluppato in stretta collaborazione con Ice Agenzia e supportato dall'attività dell'ambassador Michaël Belissa, maître artisan fromager. L'obiettivo è favorire l'incontro mirato e diretto tra le aziende espositrici e i manager dei principali mercati esteri target per il comparto.
Le novità di B2Cheese 2026 per i buyer della gdo e i decision-maker
Accanto alla platea internazionale, la fiera conferma la centralità del canale della distribuzione moderna e organizzata nazionale. B2Cheese punta a coinvolgere attivamente l'intero network dei decision-maker della GDO: buyer di catene di supermercati, responsabili acquisti di gruppi distributivi, operatori del cash and carry, discount, grossisti e professionisti del catering commerciale.
Per la GDO, l'evento orobico costituisce un'opportunità unica per valutare la varietà merceologica e l'innovazione di prodotto direttamente a contatto con i produttori.
Tra le principali novità del 2026 spicca il progetto World Cheese Capital, che accompagnerà la fiera portando a Bergamo autorevoli professionisti globali – come cheese monger, maître fromager e affinatori – espandendo il dibattito tecnico oltre la pura dimensione espositiva attraverso masterclass professionali dedicate.
Strumenti e sinergie per la competitività della filiera
Il consolidamento e l'apertura internazionale di un comparto così rilevante richiedono anche un adeguato supporto in termini di infrastrutture finanziarie e di credito. In questa direzione si muove la partnership con BCC Milano (Gruppo BCC Iccrea), presente a sostegno della manifestazione per affiancare le imprese agricole e di trasformazione nei percorsi di innovazione, transizione tecnologica e sostenibilità. Sostenere le dinamiche economiche locali significa preservare il patrimonio imprenditoriale e culturale unico delle valli, traducendolo in un fattore di competitività globale.
Per i manager e i buyer della Gdo, B2Cheese 2026 si profila come un appuntamento irrinunciabile per governare le tendenze di una categoria merceologica alto-rotante e strategica per i margini del punto vendita.
La capacità della manifestazione di riunire attorno allo stesso tavolo produzione, finanza, istituzioni e distribuzione rappresenta la risposta corretta per trasformare la qualità d'eccellenza del formaggio italiano in relazioni commerciali concrete, stabili e di lungo periodo.






