Biscotti, il “senza” è afflitto da iperspecializzazione

Cresce l’attenzione per gli alimenti da mettere in tavola e, in particolare, per gli ingredienti presenti nei cibi che si consumano quotidianamente: il 67% degli italiani si dichiara preoccupato dell’impatto a lungo termine che gli ingredienti artificiali potrebbero avere sulla salute della persona, il 53% sarebbe disposto a pagare un prezzo più alto per alimenti e bevande che non contengono ingredienti indesiderati.
Nell’ultimo anno il paniere dei biscotti da colazione appartenenti al mondo Benessere & Salute ha registrato, secondo Iri, un trend positivo a volume in tutti i suoi segmenti principali: arricchiti (2%), integrali (5,8%), secchi integrali (14,7%), gluten free (24,9%), prodotti da forno free from e merendine senza (8,6%) con dati similari anche a valore. Le caratteristiche di questi prodotti possono essere sintetizzate dall’espressione back to basic: prodotti totalmente naturali (55%), senza coloranti artificiali (49%) o aromi artificiali (43%), Ogm free (41%), biologici (36%) e composti da proteine di origine vegetale (21% vs 15% media Eu). Emerge inoltre una richiesta di maggiore disponibilità di prodotti cosiddetti alleggeriti (less-is-more) in grado di offrire un vantaggio per la salute: alimenti a basso contenuto di grassi/senza grassi (42% vs 34% media Eu), sugar free (31%), iposodici (25%), ipocalorici (21%), ma anche con porzioni controllate (23%). “Il mercato dei  frollini è estremamente variegato e l’offerta si va segmentando sempre più nel corso del tempo -dichiara Alessandra Balocco, direttore marketing Balocco-. In  particolare  il  segmento  dei  Frollini  Salutistici  è  in  assoluto  quello  che  registra  le maggiori crescite in termini di volumi nella gdo”.  Al suo interno, i prodotti si possono ancora una volta suddividere in base al beneficio funzionale: senza zuccheri aggiunti, meno grassi, senza sale, senza lattosio, ricchi in fibra, integrali.
Il versante più caldo per quanto concerne attenzione, comunicazione e immagine arriva dal taglio dell’olio di palma. Tra le grandi catene, Esselunga ha tolto già dal 2016 l’olio di palma nella maggioranza dei biscotti, in alcune merendine, nella totalità dei grissini e dei cracker e in quasi tutte le confezioni di fette biscottate e crostini. Ancora prima, a livello nazionale, è stata l’insegna Carrefour ad abbandonare l’olio di palma per venire incontro alle richieste dei consumatori che non gradiscono l’ingrediente nella ricetta dei prodotti che acquistano. Coop all’interno del proprio portfolio Mdd, nell’applicare il principio di precauzione (che ha portato a maggio 2016 a fermare la produzione con uso di olio di palma) ha dovuto rinunciare alla commercializzazione di prodotti non riformulabili con altri oli e nel processo di sostituzione ha privilegiato l’impiego di oli monosemi. A luglio 2016 -secondo Il Fatto Alimentare- la lista dei biscotti segnalati dai lettori come free from ha superato quota 300, pur rimanendo circa il 90% dell’assortimento esposto “fedele” all’impiego dell’olio di palma. Meno marcato il fenomeno nell’ambito delle merendine, ferme a una settantina di segnalazioni. Il cambiamento delle modalità di acquisto e di produzione è più che evidente, coinvolgendo aziende di primaria importanza come Barilla, Plasmon, Colussi, Gentilini, che hanno ribaltato le proprie linee di prodotto eliminando il grasso tropicale. Artebianca evidenzia i biscotti Senzaniente (completamente privi di ogni forma di additivo), alchimia tra la farina di riso, facilmente digeribile, e il grano saraceno, fonte di antiossidanti e ricco di sali minerali. Certificati Vegan, questi biscotti nascono prevalentemente per soddisfare la gamma di consumatori intolleranti o allergici a latte, burro, zucchero e farina bianca, rispondendo a più trend ormai frequenti nella società moderna.

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