Trasporti bloccati: per la gdo salgono i danni da scaffali vuoti

AP Commerciale - Sole365 (Selex)
I blocchi dell’autotrasporto nel Sud iniziano a pesare sui conti della distribuzione. AP Commerciale Sole365 denuncia freschissimi fermi nei depositi per circa 2 milioni di euro. Coralis avverte sui rischi per rifornimenti, prezzi e tenuta della filiera

Al di là dell’accordo che sembra stato essere sottoscritto oggi dal Ministro dei trasporti Matteo Salvini, la situazione nei supermercati del sud continua a essere molto difficile. E lunghi i tempi di recupero.

Nei punti di vendita iniziano a comparire scaffali vuoti, i fornitori faticano a consegnare e nei depositi cresce il rischio di dover smaltire freschissimi che non riescono a raggiungere i negozi.

"Noi siamo un gruppo che fattura circa 30 milioni a settimana con una rete di 135 negozi in Campania, con una presenza prevalente a Napoli e dintorni: da venerdì, a causa di picchetti che bloccano l’attività di trasporto, i negozi non ricevono merce e non ci sono camion né in entrata né in uscita dal deposito, dove circa 1.000 pedane di freschissimi, pari a circa 2 milioni di euro, rischiano di dover essere distrutte. Una situazione davvero difficile, che rischia di complicarsi ulteriormente".

Così Mario Gasbarrino, consigliere di amministrazione di AP Commerciale (Sole365), socio Selex, racconta gli effetti del blocco dei trasporti sull’attività della rete.

"I veri danneggiati da questa situazione siamo noi retailer, che abbiamo negozi anche di grandi dimensioni ormai vuoti come ai tempi del Covid, i nostri fornitori che non riescono a consegnare la merce, per non parlare dei clienti, che non trovano quello che cercano, con il rischio che, anche se al momento capiscono le ragioni di questo sciopero, si verifichino situazioni di panico di fronte agli scaffali vuoti", precisa Gasbarrino.

Il problema, però, non riguarda soltanto la continuità dei rifornimenti. Per le imprese della distribuzione il blocco si sta traducendo anche in perdite economiche difficili da recuperare.

"È la conferma di essere dei figli di un dio minore, un settore che serve per alcune operazioni promozionali, ma che non viene aiutato. Eppure questa situazione per le nostre aziende rappresenta un danno economico grave, che non sarà facile recuperare. Speriamo che la protesta non si allarghi e che si trovino soluzioni efficaci, alcune forse già disponibili anche a livello normativo. Non si deve inventare niente, ma trovare formule efficaci e d’impatto, non solo promesse su eventuali crediti d’imposta, che risolvano almeno in parte le esigenze di queste persone, che non si riconoscono in sigle sindacali o partiti, ma soffrono per le difficoltà di questa fase economica".

Dai depositi alla tenuta della filiera

"La situazione è assurda: tutti hanno ragione, i trasportatori da un lato e le imprese distributive dall’altro, in una situazione nota da tempo che, però, non si è mai cercato di risolvere in maniera efficace", spiega Eleonora Graffione, presidente di Consorzio Coralis.

"Oggi corriamo il rischio che la situazione degeneri, anche perché le soluzioni sul tappeto richiedono tempo per riportare la calma. Rimane il danno economico effettivo sostenuto dalle aziende della gdo, soprattutto dalle catene più strutturate, i cui cedi logistici sono stati i primi poli a essere bloccati e quindi a non riuscire a servire negozi e supermercati, che rimangono vuoti".

Diversa, secondo Graffione, la situazione per le realtà più piccole, che possono contare su magazzini propri di dimensioni inferiori e riescono così ad affrontare meglio crisi di questo genere. Restano però particolarmente esposti i freschi, caratterizzati da tempi di conservazione ridotti.

"I freschi, con la loro scadenza di 10-20 giorni, rischiano di essere buttati senza arrivare a scaffale, con danni che si possono immaginare. Un discorso a parte riguarda frutta e verdura, che già non si trovano nei negozi al Sud ma che, trattandosi di merce prodotta soprattutto in queste aree, potrebbero non arrivare neanche sugli scaffali delle catene del Nord".

Le conseguenze potrebbero quindi andare oltre le difficoltà di approvvigionamento e riflettersi anche sulle quotazioni e, di conseguenza, sui conti delle imprese e sui consumatori.

"Per questo è importante trovare un equilibrio tra il diritto alla protesta e la continuità delle attività economiche: il diritto di sciopero resta sacrosanto, ma non può tradursi in danni economici importanti per l’intera filiera", conclude Graffione.

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