Cash & carry: la ripresa parte dal Sud e passa dalla cucina

I dati Circana mostrano un recupero sostenuto dal Mezzogiorno. Bevande, marca del distributore e servizi ai ristoratori aprono nuove opportunità

Il segno più è tornato, per capire quanto valga, però, bisogna guardare la mappa. Nel cash & carry è il Sud a trainare la ripresa: nel progressivo ad agosto 2026 le vendite di largo consumo confezionato crescono del 10,9% a valore e del 12,1% a volume, misurato a prezzi costanti. La media nazionale si ferma a +0,4% e +0,9%. Dopo due anni di contrazione, il recupero c’è, ma procede a velocità molto diverse.

A fotografarlo è Marco Raimondi, Senior Director Circana, intervenuto a Ischia alla quinta edizione di Confindustria Napoli incontra la GDO. Aperta da Luigi Aliberti, vicepresidente della sezione Filiera alimentare dell’Unione Industriali Napoli, la mattinata ha ospitato la tavola rotonda “Il nuovo ruolo del cash & carry”, moderata da Cristina Lazzati, con Davide Antonini, amministratore delegato di Scelgo Spa, Francesco Di Nardo, presidente del board di Altasfera Italia, e Luigi Irollo di Multicedi.

Fuori casa: cresce la spesa, ma calano le visite

Il canale conta 376 punti di vendita, 129 dei quali al Sud, e nel 2025 valeva 4,2 miliardi di euro. A valle, i conti della ristorazione raccontano una crescita con meno clienti: nell’anno terminante a giugno 2026 la spesa nella ristorazione commerciale aumenta dell’1,3%, mentre le visite calano dello 0,7%. “La spesa continua a sostenere la crescita del settore”, osserva Raimondi, richiamando l’effetto dei rincari.

Il consumatore, intanto, fa i conti prima di chiedere il conto. Nell’indagine Circana di giugno, il 70% considera mangiare fuori un lusso e il 43% indica una minore frequentazione di bar e ristoranti tra le strategie contro gli aumenti. Si scelgono meglio occasioni e destinazioni: il pranzo guadagna lo 0,8% nelle visite, crescono fast food burger (+4,1%) e ristoranti etnici (+0,9%), mentre quelli di pesce perdono il 2,6%.

Anche il luogo del pasto diventa negoziabile. Le visite nei locali scendono dell’1,4%; takeaway e drive salgono dell’1,4%, il delivery del 2,1%. La competizione con la gdo sulla soluzione pasto si fa più ravvicinata.

Bevande e mdd

Sugli scaffali del cash & carry sono le bevande a muoversi meglio: analcolici +5,9% a volume, alcolici +2,4%, contro un food secco a −0,4%. Gli energy drink corrono al +39,5%, pur con un peso contenuto. C’è spazio anche per la marca del distributore, che nel food & beverage vale il 14,1% del canale, contro il 23,5% in iper, super e libero servizio piccolo.

Da fornitore a partner del ristoratore

La sfida è trasformare queste indicazioni in strumenti utili al ristoratore. “Uscire da una logica di puro fornitore” è il passaggio indicato da Raimondi. Per il cash & carry significa portare al ristoratore, insieme ai prodotti, soluzioni per lavorare meglio: assortimenti mirati, servizi e consulenza commerciale, perché, con meno visite e costi sotto pressione, il prezzo d’acquisto è solo l’inizio del conto e la partita si vince aiutando il cliente a far tornare il proprio.

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