C+C aperti ai consumatori finali: sì di Selex, ma non mancano no e perplessità

Rendering C+C cash and carry Bologna

Anche Gruppo Selex si dichiara d'accordo sulla proposta di Metro di aprire temporaneamente i cash&carry al consumatore finale, anche di alleggerire la pressione sul retail. Selex con i suoi 85 C+C è il primo operatore nazionale per presenza sul territorio e il secondo (dietro Metro) come quota a valore.

 

Maniele Tasca direttore generale Selex
Maniele Tasca, direttore generale Selex

"Abbiamo fatto un'analoga proposta nei giorni scorsi all'interno di Federdistribuzione e la nostra posizione è chiara, in linea con la nostra filosofia al mercato: ci sembra interessante dare agli imprenditori la facoltà di decidere cosa fare, sulla base delle proprie specificità locali -spiega Maniele Tasca, direttore generale di Selex-. Non vogliamo obblighi, nemmeno temporanei, ma dare alle nostre imprese socie la libertà di poter scegliere: per alcuni dei cash&Carry del nostro gruppo, che si trovano in zone turistiche e hanno nell'horeca il principale interlocutore, potrebbe essere una soluzione per mantenere un business che sta registrano performance molto negative, che possono arrivare anche al -50%. In altre situazione, per quelle strutture che hanno ancora nel dettaglio il proprio interlocutore principale, potrebbe non essere una scelta così interessante. Ma saranno gli imprenditori stessi che potranno decidere nei singoli territori. Certo occorrerebbero tempi veloci per approvare questa deroga ..."

 

Assolutamente contraria, invece, Donatella Prampolini Manzini, vicepresidente Confcommercio e presidente di Dit Distribuzione Italiana. "Dico no all'apertura dei cash&carry per due motivi: primo non vedo perchè creare ulteriore confusione nei consumatori finali su dove fare la spesa, proprio adesso che stanno diventando più disciplinati nella gestione della loro spesa settimanale, in questi tempi così difficili -chiarisce Donatella Prampolini-. Inoltre, il decreto sicurezza parla chiaramente di fare la spesa in negozi di prossimità e vicinato: non mi sembra che queste tipologie di vendita  si trovino nei centri cittadini. Credo che ognuno debba fare il suo mestiere e quello dei cash and carry è di rifornire il dettaglio tradizionale. Altrimenti se si accetta una deroga per un settore, perchè non estenderla ad altri? Tutte le attività che hanno dovuto chiudere per questa emergenza, soprattutto se legate all'horeca, sono in difficoltà. Bisogna trovare allora soluzioni per sostenere le imprese ora e nei prossimi mesi".

Servono tamponi per i dipendenti retail

In questo contesto, Prampolini mette in evidenza un altro tema. "La nostra emergenza oggi è che il nostro personale che è stato in quarantena preventiva possa velocemente accedere al servizio sanitario nazionale per fare il tampone e poter tornare a lavorare. Ci sono dipendenti di negozi che hanno ottenuto appuntamenti oltre un mese dopo: ovviamente vuol dire che non possono tornare operativi per evitare rischia ad altri colleghi e clienti, mettendo ancor più sotto stress il sistema.

 

Anche Maria Concetta Moretti, socia Conad con due superstore di cui uno a Casalbordino (Ch) e presidente di Conad Adriatico, sottolinea qualche perplessità rispetto a questa situazione: "Posso capire una simile proposta nel caso i negozi circostanti queste strutture non riescano a sostenere la pressione dei consumatori, ma, in caso contrario, non ne vedo il motivo. Credo che, una volta di più, si conferma il fatto che qualsiasi decisione debba essere contestualizzata rispetto al territorio di competenza. In questo senso, ad esempio, ho deciso di rimanere aperta con il mio punto di vendita anche la domenica per mezza giornata: una scelta di servizio, che ci hanno chiesto diversi consumatori, oltre che un momento per noi necessario per sistemare il negozio, tenendo conto anche di tutta la manutenzione che serve oggi".

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