Cibus Forum, nuove sfide nell’era post-Covid

L'agroalimentare italiano riparte da Cibus Forum, appuntamento di confronto in preparazione della manifestazione evento che si tiene alla Fiera di Parma a partire dal 3 settembre, dopo il rinvio a causa della pandemia che ha sconvolto il mondo. Abbiamo intervistato Riccardo Caravita, Cibus and Food Brand Manager

Nel periodo complicato che stiamo vivendo, qual è il ruolo di Cibus?

Le fiere digitali, per quanto utili, non potranno mai sostituire le vere fiere “fisiche”. Qui si confrontano aziende alimentari, che presentano i nuovi prodotti, e i buyer di tutto il mondo. I prodotti vanno visti, toccati e, soprattutto, assaggiati. Poi parte la contrattazione. Ecco dunque che Cibus, l’unica fiera internazionale di soli prodotti alimentari made in Italy, avrà un ruolo decisivo nel sostenere le aziende che hanno il duplice obiettivo di aumentare le vendite in Italia e quelle all’estero. Come ormai noto, la XX edizione di Cibus, Salone Internazionale dell’Alimentazione è stata riprogrammata al prossimo anno, dal 4 al 7 maggio 2021, causa Covid. Intanto nel 2020, Fiere di Parma ha organizzato Cibus Forum, convegno più area espositiva, seppur ridotta, per il 2 e 3 settembre a Parma. E ha varato una innovativa piattaforma digitale, “MyBusinessCibus”, che consente agli operatori, e ai top buyer internazionali in particolare, di essere sempre aggiornati sui nuovi prodotti alimentari italiani e di acquistarli.

Le aziende lamentano lo stato di crisi, cosa avete potuto fare per sostenerle in questo difficile momento?

Abbiamo fornito un contributo materiale alle imprese più in difficoltà soprattutto del comparto Ho.re.ca e Food Service duramente colpito dalla pandemia, attraverso la restituzione dei saldi e degli acconti alle aziende iscritte a Cibus 2021; ci sembrava doveroso fare la nostra parte all’interno del comparto agroalimentare e sostenere tutte quelle realtà che nel tempo hanno contribuito a rendere Cibus un brand unico e conosciuto in tutto il mondo. Poi, come dicevo, abbiamo messo a loro disposizione uno strumento digitale formidabile, MyBusinessCibus: tutti i prodotti pubblicati sui siti web delle aziende sono stati indicizzati per una veloce e semplice fruizione, integrata delle informazioni da parte dei buyer, che potranno scegliere tra quasi 200mila prodotti offerti da 3mila aziende. E infine, abbiamo organizzato Cibus Forum a settembre, evento fisico, ma che potrà essere seguito anche on line. Qui le aziende che lo vorranno potranno esporre i loro prodotti più nuovi, nell’area Innovation. Ma Cibus Forum è molto di più: di fatti è la prima occasione di incontro dell’intera filiera agroalimentare, con l’obiettivo di delineare strategie di mercato nel dopo lockdown.

Chi sarà presente a Cibus Forum?

Il Forum sarà inaugurato da un discorso del Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, su fiere ed export del made in Italy. Ci saranno i protagonisti assoluti dell’industria alimentare, dell’agricoltura, della grande distribuzione, esponenti politici e delle istituzioni, oltre a esperti della salute, della sanificazione e dell’ambiente (vedi programma allegato). Fiere di Parma e Federalimentare hanno dunque organizzato l’evento per capire quale tipo di innovazione produttiva sarà prioritaria, come finanziare gli investimenti, decifrare le nuove abitudini e le reali capacità di spesa dei consumatori, intercettare la domanda di prodotti sostenibili, individuare i trend dei canali di vendita (horeca, e-commerce, grande e piccola distribuzione) e altro ancora.

Quali sono le rotte dare al made in Italy alimentare (in Italia e all’estero)?

Le statistiche riferiscono di grosse perdite nel primo semestre dell’era Coronovirus: si stima una perdita del 15% sia nell’export, sia sul mercato interno. La pandemia che abbiamo subito ha esaltato il duro lavoro di tutti gli attori dell’agroalimentare italiano risvegliandoci da un inerziale crescita guidata dalla domanda estera che durava ininterrottamente da oltre 20 anni. Ora utilizziamo i risultati di questo periodo per progettare in sinergia il prossimo ciclo di sviluppo con la partecipazione attiva di tutta la filiera con una crescita qualitativa tra fornitori e trasformatori, semplificazione e ottimizzazione negoziale e distributive on site e on line, valutazione e gestione oggettiva del rischio sanitario.

La vera sfida sarà quella di riprendere il cammino verso i trend positivi di esportazione degli ultimi anni; con una paralisi del mercato domestico solo l’export ha permesso alle aziende di crescere e consolidarsi, purtroppo però molta parte del nostro export è riconducibile al fuori casa, specie se pensiamo ai beni a più alto valore aggiunto. Dunque, il calo ipotizzato e in corso, all’estero come in Italia, è riconducibile più che altro alla lunga fermata dell’Horeca, con l’aggravante che, oltre confine, la quota di vendite dovuta alla ristorazione è di gran lunga più elevata rispetto alle medie del mercato interno. E anche la riapertura di bar e ristoranti, avvenuta negli ultimi mesi, non ha coinciso con una ripresa completa, in quanto i consumatori conservano un atteggiamento prudente per quanto riguarda le uscite e permangono misure di distanziamento sociale.

Intravedo però un’opportunità per i prodotti made in italy, durante Covid19 si sono delineati nel mondo mutamenti strutturali dei comportamenti di acquisto e di consumo alcuni dei quali favorevoli alla nostra offerta di qualità di Food&Beverage.

Il consumatore ha prestato più attenzione alla qualità e alla sicurezza dei prodotti e le persone hanno acquisito una maggiore consapevolezza e attenzione rispetto a quello che consumano, i prodotti alimentari italiani e la dieta mediterranea rispondono al meglio a questa esigenza di maggiore attenzione alla territorialità e genuinità. Credo sia corretto stressare la relazione tra cibo sano, corretta alimentazione e cura della salute; a tal proposito Cibus ha sempre valorizzato questi aspetti, soprattutto grazie alla ubicazione nel cuore della Food Valley, che coincide con uno dei più importanti distretti agroalimentari italiani, non solo per volume di produzione e concentrazione di imprese, ma anche per numero di prodotti tipici DOP ed IGP riconosciuti a livello internazionale. Da sempre la nostra vocazione è quella di dare uno spazio di visibilità alle competenze dei produttori italiani, a quei savoir-faire e a quelle tradizioni che rendono i prodotti Made in Italy unici in termini di sicurezza e qualità in tutto il mondo.

Come si può interpretare al meglio l’omnicanalità?

Credo che quando all’interno di un’azienda si parli di strategie di marketing, l’omnicanalità debba acquisire un peso sempre più rilevante. In questi ultimi mesi le aziende che già erano mature sotto questo punto di vista sono state avvantaggiate e in grado di comunicare meglio con il consumatore durante tutto il processo di acquisto. Una corretta comunicazione deve avvenire in diversi momenti, in diversi canali, (online e offline) e in diverse forme tante quante sono le modalità con cui i consumatori si relazionano con l’azienda. Il consumatore di oggi si è evoluto, è più attento e attivo nel processo decisionale ed è allo stesso tempo più difficile da intercettare; risulteranno, quindi, vincenti quelle aziende che sapranno creare sempre più momenti di contatto e relazione attraverso i quali interagire per coinvolgere il cliente sempre più sofisticato e multicanale. Riportando un esempio pratico, Fiere di Parma ha creduto e investito, in questi ultimi anni, in innovativi sistemi digitali per interagire con i propri clienti e per creare nuove opportunità di relazione e business. Ciò significa che le attività digitali non soppianteranno le fiere fisiche, ma che al contrario lavoreranno in sinergia per creare un’esperienza omnicanale. Ecco quindi che l’obiettivo di MyBusinessCibus , per esempio, sarà quello di creare una fiera virtuale, aperta 365 giorni l'anno, complementare alla manifestazione espositiva Cibus.

 

Tra le manifestazioni del convegno, sottolineiamo giovedì 3 settembre dalle 9,30 (fino alle 10:30), l'appuntamento con "Le donne si svegliano prima. Un nuovo linguaggio per la comunicazione dell’agroalimentare," a cura di Mark Up, nel corso del quale 7 donne, provenienti dal mondo food e dal retail, discuteranno dei nuovi punti cardinali che servono al mondo dell'agroalimentare per ripartire.

Modera Cristina Lazzati, direttrice Mark Up, Gdoweek, Fresh Point Magazine, Italian Food Excellence e Cucina Naturale

Per iscriversi al convegno “Le donne si svegliano prima” Un nuovo linguaggio per la comunicazione dell’agroalimentareClicca qui! 

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