La forza dell’antitrust è la vera garanzia per il consumatore

Intervista

Il mondo occidentale rischia la recessione a causa del mancato rispetto delle regole. Dalla crisi innescata dai mutui subprime fino alla gestione locale dei singoli mercati, emerge una situazione in cui il consumatore è sempre più indifeso. È il modello economico basato sul libero mercato che necessita di profonde riforme o è solo una questione di regolazione? MARK UP ne ha parlato con il professor Pippo Ranci, economista e già Presidente dell'Authority per l'energia in un percorso a tutto campo.
 
Prof. Ranci, viviamo un momento di forte destabilizzazione economica culminato con la crisi finanziaria americana. Come ci siamo arrivati?
Un controllo debole e una normativa poco incisiva favoriscono situazioni drammatiche come quella che stiamo vivendo. La storia delle politiche per la concorrenza e per la regolazione dei mercati ha da sempre un andamento oscillante. Gli Usa hanno alternato momenti in cui la normativa è stata fortemente prudenziale e quindi limitante per lo sviluppo a fasi in cui, per accelerare la crescita, si sono resi i vari impianti normativi molto più permissivi. E l'eccesso di permissivismo ha destabilizzato i mercati a tal punto da rendere possibile la crisi finanziaria in atto. Noi stiamo vivendo il risultato di 30 anni di alleggerimento delle norme, sia quelle per la concorrenza che quelle per la stabilità economica.

Che giudizio dà sulle privatizzazioni realizzate negli ultimi decenni in Italia?
Credo che ci sia tutta la gamma delle situazioni, buone e cattive. Laddove c'erano imprese manifatturiere a partecipazione statale con bilanci in deficit, la privatizzazione ha avuto il merito di togliere allo Stato il peso di perdite che ricadevano sulla collettività. Nelle banche, per esempio, la privatizzazione ha dato elasticità al settore rendendo possibile la creazione di soggetti più forti e grandi.

Sì, ma il consumatore subisce costi molto elevati...
 Non credo si possa fare una correlazione causale tra privatizzazioni e prezzi. Se le imprese inefficienti non fossero state privatizzate, le inefficienze si sarebbero trascinate e, poiché lo Stato non poteva coprire i disavanzi in eterno, si sarebbero riversate sul consumatore che oggi non credo starebbe meglio di come sta. Io penso che l'interesse del consumatore derivi da una maggiore concorrenza con un'efficace regolazione dei mercati.

In Italia sono storicamente presenti dei monopoli naturali (rete autostradale, rete idrica ecc.). Cosa ne facciamo?
L'ente pubblico deve dotarsi di una forte capacità di sorveglianza e controllo anziché stare aggrappato alla proprietà. Anche l'azienda pubblica richiede un controllo esterno, altrimenti prevale l'interesse di pochi. L'ente pubblico può mettere a gara il servizio, ma deve imparare a gestire le gare. I monopoli naturali ci sono in tutti i paesi del mondo in cui vige la concorrenza: alcuni sono di proprietà dello Stato, altri privati.

Quindi le reti possono essere anche dello Stato?
Certo, la proprietà può essere anche pubblica: lo sono le grandi reti in Francia, in Svezia e Norvegia, e vere e proprie nazionalizzazioni sono state recentemente operate in Olanda per la rete gas, in Nuova Zelanda per le ferrovie; tuttavia l'azione dell'autorità di regolazione consente di ricondurre i comportamenti privati all'interesse generale, anzi si può addirittura notare che essa si esprime con più efficacia quando il controllato è un privato al quale si possono somministrare premi e penalità rispetto alle efficienze da raggiungere. Infatti, nel caso la proprietà sia pubblica, non essendoci interesse a rendere profittevole il servizio reso, contano di più gli equilibri politici: gli incentivi e le penalità non hanno molto effetto. Le esperienze dimostrano che soggetti privati regolati da autorità pubbliche forti e competenti danno ottimi risultati.

Dia un giudizio sulla privatizzazione delle reti telefoniche e autostradali italiane.
La vendita di Telecom fu ampiamente giustificata dal punto di vista della finanza pubblica che negli anni '90 era in una situazione di grave emergenza. A mio modo di vedere la privatizzazione della rete telefonica è stata opportuna in quanto, essendo un settore a elevata concorrenzialità, il rischio di creare un monopolio privato è inferiore. Sono molto più critico nel caso di autostrade dove la concorrenza non c'è. L'allungamento delle concessioni e le garanzie di gettito tariffario eccessive sono intervenute al termine di una lunga alternanza tra misure troppo favorevoli alle imprese e misure improvvisate di segno opposto che hanno creato incertezza e prodotto inefficienza. Poi ci sono state alcune privatizzazioni di facciata come le trasformazioni di aziende comunali in società per azioni con aumenti di stipendi e moltiplicazioni di consigli di amministrazione, senza miglioramenti gestionali.

E per l'energia? Qual è la situazione italiana?
L'Autorità italiana per l'energia è un soggetto forte che può contare su una legge istitutiva efficace. In Italia il settore energetico ha subito una privatizzazione molto modesta: le grandi imprese sono ancora a controllo statale. In questo contesto l'innovazione è rappresentata dalle liberalizzazioni e oggi credo che il consumatore stia meglio rispetto a quando c'era il monopolio. Naturalmente quando il petrolio si acquistava a 11 dollari al barile le tariffe potevano essere più basse di oggi con il petrolio oltre i 100 dollari, ma l'aumento non c'entra con le politiche italiane e sarebbe accaduto comunque.

Sì, ma i costi salgono nonostante la concorrenza...
L'aumento delle bollette è legato ovviamente al contesto mondiale. La concorrenza ha però funzionato in quanto i margini si sono assottigliati: basta raffrontare la differenza percentuale tra il costo dell'energia all'origine, per esempio il gas importato, e il costo della bolletta elettrica e di quella del gas oggi e 10 anni fa. E la tariffa va depurata anche dal costo dei sussidi alle rinnovabili, che ci sarebbero in ogni caso.

Nei carburanti la concorrenza non sembra dare gli esiti sperati: è come se si formassero dei cartelli spontanei, non concordati ma tangibili. Cosa ne pensa?
Nei mercati concentrati le intese tacite possono sussistere, ma non sono inevitabili. Nell'energia i nuovi entrati attraverso le liberalizzazioni, per evitare un rischio eccessivo, si sono messi nella scia dei vecchi monopolisti ma lentamente le cose stanno cambiando soprattutto per elettricità e gas. Accade così in tutto in mondo: la Gran Bretagna è partita 10 anni prima di noi senza avere nessun campione nazionale da difendere e potendo agire più coraggiosamente: dopo un cammino lungo e faticoso ha raggiunto una situazione di efficienza generale e di buona tutela del consumatore. Da noi si potrebbe accelerare il passo investendo sulla rete per sopprimere i monopoli locali.

L'ultimo governo Prodi ha dato il via a una serie di liberalizzazioni. Come le giudica e come giudica l'azione del governo in carica?
L'azione del governo in carica non la giudico in quanto non è ancora chiaro quali saranno le strade che prenderà. Io rimango convinto del modello proprietà privata con regolatore pubblico forte. I settori oggi chiusi vanno aperti alla concorrenza e il percorso iniziato con le leggi Bersani-Lanzillotta deve essere proseguito. Tuttavia, in Italia, le categorie toccate dalle liberalizzazioni esercitano un'azione opponente drammaticamente forte. Mi preme affermare che tutto ciò di cui stiamo parlando non è un'esclusività dell'Italia: i problemi con i taxisti li hanno avuti i londinesi come gli olandesi e non sempre sono state attuate soluzioni lineari. È necessario però cominciare, esattamente come è avvenuto con le farmacie. A volte si possono trarre benefici anche dalla concorrenza potenziale come avvenuto per i costi dei farmaci da banco.

Vi sono settori, come quello della telefonia mobile, dove il regolatore è sempre al lavoro.Troppi interventi sono un segnale che urge riformare?
Il problema è la velocità. Vi sono settori in cui l'evoluzione tecnologica è rapidissima e seguirne le ricadute è arduo; un esempio su tutti è l'informatica dove Microsoft ha in mano il mercato. Ma in alcuni casi, dove non arriva il regolatore interviene la concorrenza: Google ha inciso su Microsoft più efficacemente delle autorità per la concorrenza, che pure hanno agito bene! Chi tutela l'interesse pubblico deve essere bravo e veloce come i privati: e per questo obiettivo occorre investire. In molti paesi le autorità di regolazione hanno anche il compito di dare a governo e Parlamento indicazioni basate sulla loro buona conoscenza dei meccanismi economici nei settori di competenza. Anche per questo è generalmente riconosciuto che devono godere di un certo grado di indipendenza.

Il potere sanzionatorio delle authority non rischia di essere eluso considerando che le sanzioni possono essere “girate” sul consumatore?
Non sempre è possibile far ricadere le sanzioni sul consumatore. Si pensi alle tariffe, che non possono essere modificate dall'impresa, ma non solo. Le sanzioni sono uno strumento essenziale senza le quali non si potrebbe incidere. Un esempio può essere illuminante: quando l'Autorità per l'energia introdusse il controllo per le interruzioni dell'energia elettrica, scoprì che i dati Enel erano errati in due regioni. Venne quindi comminata una pesante sanzione che non fu mai pagata a causa di una scappatoia legale. Tuttavia l'Enel corse ai ripari agendo rapidamente. In pochi anni sono più che dimezzate le interruzioni: si è passati da quasi 200 minuti all'anno per utente nel 1998-99 a una media attuale di 60 minuti in linea con gli altri paesi europei. La combinazione di incentivi e penalità, con la minaccia delle sanzioni, è stata determinante e oggi ne godono i frutti le famiglie e le imprese la cui attività dipende dalla disponibilità regolare e sicura di energia elettrica.

Prof. Ranci, chiudiamo con un cenno ad Alitalia: cessione ad Air France o soluzione italiana con Cai? Quale sarebbe stata la soluzione migliore per il consumatore?
 Penso che l'ipotesi Air France sarebbe stata complessivamente meno costosa: la soluzione Cai trasferisce al contribuente un carico superiore e riduce la concorrenza a causa della fusione con AirOne. Purtroppo la vicenda Alitalia è stata utilizzata in modo demagogico a fini elettorali e ciò non ha consentito di effettuare le scelte migliori. Di fatto siamo di fronte a un'operazione molto costosa che verrà venduta come il salvataggio del campione nazionale e, a causa della complessità della vicenda, difficilmente il consumatore potrà rendersi conto di come le cose stanno veramente.

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