Lazio, dove mangiare è … Capitale

Dalle abbuffate trasteverine dei film anni Cinquanta agli odierni Cesaroni - tanto per restare sul popolare- le citazioni mangerecce che hanno come teatro la Capitale sono tali e tante che forse buona parte degli abitanti del pianeta ha appuntato nella memoria il nome di una trattoria romana (magari immaginaria, oppure chiusa da tempo). Così come, andando con la mente a piatti e prodotti tipici laziali, il rischio di scadere nella retorica -abbacchio, puntarelle, carciofi alla giudia e via dicendo- è quasi una certezza.
E pensare che, invece, il settore agricolo, che è poi quello che sta alla base di qualsiasi produzione agroalimentare tipica, sta dando prova di forte dinamicità. Anche se, con un fatturato di 2 miliardi di euro, contribuisce solo nella misura del 12% al Pil regionale.
Nel 2008, infatti, il Lazio è stata l'ottava regione con il più alto numero di nuove aziende agricole: ben 1.200, molte di esse gestite da giovani e donne sotto i 35 anni. E sono in aumento le società agricole di capitali e di persone. Le prime sono passate da 624 a 649 unità. Le seconde da 1.694 a 1.729. Diminuiscono invece le ditte individuali che passano da 55.269 a 50.945.
“Ciò significa -sottolineano dall'Assessorato all'Agricoltura della Regione Lazio- che stiamo assistendo ad una riorganizzazione del sistema delle aziende e del modo di fare impresa che diventa sempre più moderno e competitivo”. Basti pensare al caso di successo rappresentato dall'Igp kiwi di Latina.

I prodotti d'eccellenza
Del milione di ettari che costituiscono la superficie della regione, ben 730 mila -cioè circa tre quarti- sono destinati all'agricoltura. La superficie agricola coinvolta da Dop e Igp interessa invece quasi 4.300 ettari, pari al 6,5% delle regioni centrali e al 3,3% del totale Italia.
La filiera regionale di qualità Dop/Igp coinvolge oltre 3.800 strutture produttive, il 65% delle quali sono aziende agricole. Il valore della produzione laziale con riconoscimento comunitario è di oltre 797 milioni di euro, pari al 14,22% del totale nazionale; il peso più consistente nel paniere Lazio spetta ai formaggi e ai salumi, che totalizzano rispettivamente quasi 509 milioni di euro e oltre 250 milioni di euro.
In questi ultimi anni, sono stati cinque i nuovi riconoscimenti europei (una Dop, Ricotta Romana, due Igp, Abbacchio Romano e Sedano Bianco di Sperlonga, una Docg, Cesanese del Piglio, e una Doc Moscato di Terracina), 11 i prodotti che hanno terminato l'iter nazionale, ottenendo la protezione transitoria, e 14 i dossier Doc/Igt in revisione.

A testimonianza della tipicità di produzioni inscindibilmente legate agli usi e alle tradizioni del territorio, è importante rilevare che il Lazio -con 354 specialità- si colloca al 4° posto a livello nazionale per numero di prodotti tradizionali registrati, dopo la Toscana (455), il Veneto (371) e il Piemonte (366).

Le specialità che presentano un peso maggiore nel paniere del Lazio sono i prodotti della panetteria e della pasticceria (42%), seguiti dai prodotti ortofrutticoli (26%) e dalla categoria carni e salumi (13%).
La regione ha inoltre una produzione annua di 33 milioni di bottiglie di vino e, secondo una ricerca commissionata dall'ARSIAL, il 90,5% dei ristoratori regionali ha inserito i vini del Lazio nella propria carta dei vini con una scelta del numero di etichette sempre più varia e in costante aumento, a testimonianza dell'apprezzamento crescente dei consumatori per i vini laziali di qualità.

Schede e caratteristiche, anche dei prodotti tradizionali e riconosciuti, sono consultabili sul portale dell'ARSIAL (www.arsial. regione.lazio.it), che in poco tempo dall'attivazione ha già raggiunto i 31 mila visitatori.

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/wp-content/uploads/sites/7/2014/10/246_16.pdf” target=”_blank”>Lazio, dove mangiare è … Capitale
Gdoweek 499 | 19 ottobre 2009 | di Fiorenza De Vincenzi |

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