Spreco alimentare: i dati e le soluzioni dei retailer

L’Italia celebra la 13ª Giornata Nazionale per la prevenzione dello spreco alimentare. Vediamo alcune soluzioni adottate dalla distribuzione moderna

L’Italia prova a invertire la rotta sullo spreco alimentare, ma la strada verso gli obiettivi Onu 2030 resta in salita. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Waste Watcher International, il 2025 si chiude con un segnale incoraggiante: ogni cittadino ha gettato in media 555,8 grammi di cibo a settimana, segnando un decremento netto -18,6% rispetto ai 683 grammi dell’anno precedente. Un progresso che tuttavia non basta a colmare il divario con la media europea, né a mitigare un impatto ambientale diventato ormai insostenibile.

La mappa dello spreco: vince il Centro, soffre il Sud

Il rapporto evidenzia un’Italia spaccata in tre. Il Centro si conferma l’area più virtuosa (490,6 grammi), seguito a breve distanza dal Nord (515,2 grammi). Maglia nera per Sud e Isole, dove lo spreco pro capite sale a 628,6 grammi. A sorpresa, il modello di gestione più efficiente arriva dalle famiglie con figli: con 461,3 grammi settimanali, risultano i soggetti più attenti alla pianificazione della spesa, superando i single e le coppie senza prole.

La giornata contro lo spreco

Oggi, 5 febbraio, l’Italia celebra la 13ª Giornata Nazionale per la prevenzione dello spreco alimentare. Più che una ricorrenza, visti i dati, diventa un evento necessario a un sistema agroalimentare che, nonostante i progressi, mostra ancora crepe profonde lungo tutta la filiera: dal campo alla tavola. Ma da dove nasce lo spreco? A questo quesito risponde lo chef Nicola Longanesi (ex masterchef), testimonial della cucina antispreco, che promuove il riuso in cucina: “Nella maggior parte dei casi lo spreco non è frutto di cattiva volontà, ma di una gestione poco attenta della dispensa e di una conoscenza limitata delle corrette modalità di conservazione degli alimenti”. Cosa fare? “In cucina – precisa Longanesi - lo spreco si combatte soprattutto con la creatività e l’organizzazione: gli avanzi possono spesso trasformarsi in ottimi piatti “comfort”.

Le azioni dei retailer

Su questo tema intervengono anche i retailer che hanno adottato soluzioni e attivato iniziative mirate. Vediamone alcune.

Despar Nord rinnova il proprio impegno sociale e ambientale attraverso una campagna di sensibilizzazione multicanale, che spazia dalla cartellonistica in-store a una landing page dedicata, per guidare i consumatori verso scelte d'acquisto più consapevoli. I risultati del 2024 testimoniano la solidità di questo percorso: nelle cinque regioni di riferimento, sono state recuperate 1.139 tonnellate di eccedenze, trasformate in oltre 2,5 milioni di pasti per i più fragili grazie alla partnership con Last Minute Market e Fondazione Banco Alimentare. Oltre alle donazioni, Despar Nord incentiva il consumo responsabile offrendo prodotti a scadenza ravvicinata con uno sconto del 50%. Come dichiarato da Francesca Furlan, responsabile pr: "L'obiettivo è promuovere una nuova cultura del cibo dove ogni alimento sia valorizzato come risorsa per un futuro equo e sostenibile."

In vista della Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, Coop Alleanza 3.0 presenta i risultati di Buon Fine, l’iniziativa che trasforma l’eccedenza in risorsa sociale. Nel 2025, grazie alla collaborazione tra soci, lavoratori e volontari, il progetto ha coinvolto oltre 250 punti di vendita in 8 regioni, permettendo di donare circa 1.700 tonnellate di cibo. I soci possono, infatti, acquistare i prodotti prossimi alla scadenza con riduzioni di prezzo dal 30 al 50% risparmiando e, al tempo stesso, aiutando a contenere gli sprechi. Questa rete di solidarietà sostiene oltre 350 realtà territoriali, garantendo quotidianamente più di 9.000 pasti a famiglie in difficoltà e associazioni per animali abbandonati. Un modello cooperativo che unisce efficienza gestionale e impegno civile, riducendo drasticamente l'impatto ambientale degli invenduti.

In un mercato che ha visto i prezzi dei beni alimentari impennarsi del 24,9% tra il 2021 e il 2025, PlanEat sceglie la controtendenza. La startup italiana ha deciso di non ribaltare i rincari delle materie prime sui consumatori finali, mantenendo i listini pressoché invariati. E lo ha fatto attraverso due modalità di azione. La prima riguarda la produzione su ordinazione: si acquista solo ciò che è già stato venduto; mentre la seconda è la pianificazione mirata: l'eliminazione degli sprechi a monte compensa l'aumento dei costi alla produzione. Questo approccio sarà al centro dell'evento che PlanEat presenterà il 3 marzo 2026 alla Camera dei Deputati, con l'onorevole Maria Chiara Gadda, per estendere il modello della sostenibilità misurabile anche alla ristorazione collettiva e alle mense scolastiche.

Stef Italia, specializzato nel settore della logistica a temperatura controllata, ha promosso una giornata di sensibilizzazione nella sede di Pane Quotidiano Ets a Milano, coinvolgendo attivamente il Gruppo Mondelēz International in Italia. L’iniziativa Persone per le persone ha visto i team delle due aziende impegnati direttamente nella distribuzione di derrate alimentari nella sede di Viale Toscana. L'urgenza dell'intervento è confermata dai dati allarmanti forniti da Luigi Rossi, vice presidente di Pane Quotidiano Ets: "Nel corso del 2025 abbiamo superato un milione e mezzo di razioni distribuite e 3.200 tonnellate di alimenti. Ogni giorno, circa 4.500 persone si rivolgono ai nostri centri milanesi". Anche per Stef e Mondelēz la lotta allo spreco è un pilastro della strategia aziendale. Marta Cominelli, marketing & communication project manager di Stef, ha espresso orgoglio per l'adesione immediata dei partner, definendo il progetto un ponte tra "persone e persone". Un concetto ribadito da Giulia Loria, communication specialist di Mondelēz International, che ha dichiarato: "Crediamo che il valore di un’azienda si misuri dalla capacità di restituire valore alla comunità, trasformando la collaborazione industriale in un gesto concreto di solidarietà".

Su questo argomento interviene anche Mirco Cerisola, country manager di Too Good To Go Italia, che collega spreco alimentare e inflazione, fornendo un suo commento. “Negli ultimi anni, secondo dati Istat, il costo del cibo in Italia è cresciuto molto più dell’inflazione generale: +24,9% contro +17,3%. In questo scenario, sprecare cibo significa pagare una ‘tassa invisibile’ che grava ulteriormente sui bilanci familiari, che inconsapevolmente paghiamo senza rendercene conto. Lo spreco domestico abbiamo calcolato che vale infatti 378 euro a persona all’anno, pari a quasi due mesi di spesa alimentare che finiscono letteralmente nel cestino. L’equivalente di circa il 9–11% del budget alimentare annuale procapite."

E aggiunge: "Soluzioni anti-spreco come Too Good To Go permettono di acquistare prodotti ancora buoni risparmiando fino a due terzi del prezzo, con un beneficio che può superare gli 880 euro l’anno. Un impatto win-win-win per consumatori, negozi e Pianeta, che si è tradotto in oltre 32 milioni di pasti salvati grazie alle nostre Surprise Bag, di cui 8 milioni solo nel corso del 2025. Un dato che testimonia come fare qualcosa sia semplice e davvero alla portata di tutti.

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