Parmacotto intende mangiarsi il mercato Usa

Parmacotto punta a crescere sui mercati internazionali, a cominciare dal vasto mercato americano. Ha acquisito il 70% dell’americana Cibo Italia, fondata da Larry Saia e Alessandro Sità, che nella nuova società, Parmacotto LLC, mantengono il restante 30%, con quest’ultimo nominato Ceo. Un deciso cambio di passo, con l’obiettivo di arrivare a 20 milioni di dollari di ricavi entro il 2020. L’Ad Andrea Schivazappa spiega le strategie del gruppo, che investe continuamente in ricerca e sviluppo per prodotti sempre più healthy. “Andiamo a ridurre sempre di più gli ingredienti”.

Che significato ha questa penetrazione nel mercato americano?

È la prima operazione importante che facciamo in quel mercato, oggi per noi vergine. Abbiamo cominciato a seguirlo già da un anno e mezzo. Abbiamo frequentato fiere, parlato con distributori. Pensiamo che il nostro brand possa avere uno spazio importante.

Stimate di arrivare a un fatturato di 20 milioni di dollari entro il 2020.

Sicuramente. Abbiamo comprato il 70% di un’azienda che ha maturato 12 milioni di ricavi nel 2018, prevalentemente nei prodotti stagionati: partiamo da quella base. Cibo Italia è presente su entrambe le coste, ha due depositi, uno nel New Jersey e l’altro in California (vicino a Los Angeles). Serve clienti in tutti gli Usa sia nel canale della grande distribuzione sia nel dettaglio. Nei primi anni i prodotti verranno dai nostri stabilimenti di San Vitale Baganza e Marano. Con l’obiettivo dopo tre anni di costituire uno stabilimento produttivo negli Usa.

Una mossa che anticipa i venti protezionistici minacciati da Trump?

Non abbiamo inizialmente pensato ai dazi, ma se la nostra marca avrà appeal in quel mercato: c’è un disegno strategico. Abbiamo deciso di non cambiare i processi produttivi e tecnologie (basse temperature, lunghi tempi di cottura) che sono il fiore all’occhiello dell’azienda, per offrire prodotti di altissima qualità.

A Cibus 2019 avete presentato la linea Azzurro, un cotto con -25% di sale. Il fattore healthy è una chiave anche per i salumi?

È già inserita in diverse insegne. Sta avendo un ottimo successo. È una delle tante uscite in questa direzione. In tutti i nostri prodotti andiamo a ridurre sempre di più la lista degli ingredienti. Gli avicoli che trattiamo, rispetto alla concorrenza, ne hanno la metà. È una filosofia generale. Lo scorso anno, sempre a Cibus, abbiamo lanciato la nostra Linea Zero senza antibiotici dalla nascita: è una continua ricerca.

Una suinocoltura leggera non aiuterebbe ad andare nella direzione antibiotic free?

Sarebbe un ulteriore passaggio: quelli leggeri hanno meno possibilità di ammalarsi. Noi stiamo facendo i primi passi. Al momento per cotto e crudo zero antibiotici usiamo suini danesi. Gli allevamenti esteri che hanno questo tipo di attenzione sono veramente pochi. Ma contiamo alla fine dell’anno di avere i primi prodotti antibiotic free dalla nascita anche con materia prima di origine nazionale. L’attenzione a certi claim è in una fase iniziale, ma sta crescendo.

A quando una linea senza nitriti e nitrati? Non cavalcate la moda di quelli d’origine vegetale?

Il tema è molto delicato. La Commissione Europea ha recentemente ribadito (parere del 17/9/2018) che non è ammesso l’uso degli estratti vegetali con funzione tecnologica (conservante), a meno che questi non figurino nell’elenco approvato dalla Comunità stessa e quindi rispettino la normativa sugli additivi. Tra l’altro, secondo la normativa nazionale, un prodotto di salumeria può essere denominato ‘prosciutto cotto’ solo se contiene conservanti (nitriti).

Siamo anche noi impegnati nella ricerca di un prodotto sempre più naturale: nel nostro prosciutto cotto C’era una volta siamo riusciti a ridurre della metà l’utilizzo dei nitriti lavorando sulla shelf-life del prodotto e salvaguardando la sicurezza alimentare. Non esiste ancora una reale e sicura alternativa ai nitriti.

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