Per chi sta in prima linea abbattiamo le tasse, che i premi arrivino interi

    La filiera agroalimentare è al lavoro, proseguono nei campi gli agricoltori, nelle fabbriche i trasformatori, prosegue la logistica tutta, quella dei camion che fanno su e giù per un’Italia che si è fatta più guardinga e prosegue, con gran fatica, anche quella dell’ultimo miglio. La distribuzione è in prima linea, con un enorme mole di lavoro e le mille attenzioni dovute al virus, a contatto con i consumatori, quelli attenti e quelli meno attenti, da quelli che non ti guardano neppure in faccia a quelli che dimenticano che un metro è il minimo della distanza di sicurezza.

    La paura, la stanchezza, ma anche l’orgoglio di essere fondamentali per la propria comunità, ecco ciò che ha distinto la distribuzione moderna in queste settimane di emergenza. Donne e uomini che si sono trovati in prima linea senza averlo scelto, senza immaginare che sarebbe potuto capitare. Con loro edicolanti, tabaccai, il commercio in senso lato, inclusi gli e-tailer, si sono trovati a fronteggiare uno tsunami di proporzioni inaudite.

    Qualcuno mi ha detto che bisogna ricordare che il cibo nelle nostre tavole lo porta un’intera filiera, e ha ragione, non ci sarebbero merci nei carrelli se la produzione non continuasse, magari non oggi, e nemmeno domani ma nel prossimo futuro. Perché tutto questo succeda, è importante che manager e imprenditori capiscano che le regole per la sicurezza sul luogo di lavoro devono essere rispettate e fatte rispettare, con serietà e senso di responsabilità, questo può essere più semplice per le grandi aziende (relativamente) e più complicato per i piccoli, che siano punti di vendita o aziende, ma è fondamentale che le regole vadano seguite, proprio per garantire la continuità produttiva e di vendita.

    Già da qualche tempo stiamo chiedendo al governo di pensare anche a loro, a chi sta in prima fila e non può mollare. No, non sono medici o infermieri, loro non salvano vite, non hanno scelto quella strada, ma ci si sono trovati comunque, le loro aziende (non tutte, ma parecchie) li stanno premiando: ma vogliamo riconoscere loro che il servizio che fanno è un servizio pubblico? E allora alleggeriamogli le tasse su premi e straordinari e senza troppa burocrazia, possibilmente.

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