Produzione vinicola a rischio

Il settore vitivinicolo è uno dei motori dell’export del nostro Paese, ma è frammentato e riesce poco a far sentire la sua voce a livello europeo.
Oggi il rischio maggiore per questa branca fondamentale del nostro sistema agroalimentare è quello di perdere 7-8000 ettari all’anno di superficie vitata, a causa dei diritti di reimpianto non utilizzati.
L’età media dei viticoltori è alta e non sempre si riesce a trovare acquirenti per i poderi che vengono lasciati mentre i diritti di reimpianto, la possibilità cioè di vendere a un altro podere la possibilità di impiantare una superficie vitata pari a quella del podere dismesso, si potranno utilizzare solo fino al 2016, perché la richiesta italiana di far slittare il termine al 2020 non è stata accolta e si stima che in questo modo si finiranno per perdere almeno 50mila ettari di superficie.

La ricetta delle Cooperative
Una proposta per uscire da questa situazione è venuta dall’Alleanza delle cooperative vitivinicole al loro recente congresso. Si tratta di un raggruppamento di 510 coop che producono il 52% del vino in Italia con un fatturato che supera i 4,1 miliardi di fatturato complessivo. L’idea è quella di consentire di aumentare dell’1% all’anno la superficie vitata sfruttando tutto il potenziale di crescita consentito dalla nuova normativa europea.
Con un aumento graduale ed equamente distribuito sul territorio della superfice vitata l’Italia potrebbe incrementare il patrimonio viticolo nazionale, la cui superficie è di 640.000 ettari, di ulteriori 6.000 ettari l’anno. L’aumento delle superfici servirebbe alle imprese di limitare i rischi di aumento dei costi di produzione perché le cantine avrebbero una quantità sufficiente di uva da lavorare.

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