Qualità certificata e convenienza trainano le vendite di Melasì

Produttori

Le eccezionali grandinate della primavera-estate 2008 avevano colpito circa il 50% delle coltivazioni di mele della Val di Non e della Val di Sole, dove operano i 5.200 piccoli frutticoltori associati al Consorzio Melinda, compromettendo drasticamente la resa della produzione a marchio Dop, il cui disciplinare prevede anche rigidissimi parametri estetici e quindi esclude la possibilità di bollinare frutti che presentino difetti riguardanti oltre il 4% della superficie.

Un danno che sarebbe stato solo in parte compensato dagli indennizzi assicurativi, se non fosse stato per il pronto intervento del Consorzio, che grazie a un'oculata strategia di marketing è riuscito a trasformare la calamità in un'opportunità per l'intera filiera: produttori, retailer e consumatori.

Una seconda scelta buona come la prima

Innanzitutto si è rivelata provvidenziale la possibilità di utilizzare il marchio Melasì, creato qualche anno fa dal Consorzio per brandizzare anche le mele non rispondenti a tutti i requisiti necessari per potersi fregiare del bollino Melinda. Se sinora era stato utilizzato solo per una quota marginale della produzione, quest'anno l'offerta di Melasì ha raggiunto un volume di ben 50.000 tonnellate.

Grazie al supporto, già a partire dall'inizio della campagna di commercializzazione 2008-2009, di un'efficace campagna d'informazione sviluppata sui principali media (tv, stampa, internet), le vendite di Melasì, che sono state inserite nei reparti ortofrutta di tutte le principali insegne della gdo, sono incrementate del 115% tra ottobre 2008 e 2009 rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.

Del resto, la promessa di una mela “buona dentro” e di provenienza certificata (Italia, Trentino), garantita da Melinda, e offerta a un prezzo decisamente concorrenziale (1 euro/kg) non poteva non cogliere nel segno, specie in un momento di forte attenzione alla salvaguardia del potere d'acquisto delle famiglie.

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