Despar Nordest: è il territorio la nostra guida

“Siamo un’azienda concreta e attenta all’innovazione, alle logiche del futuro. Siamo cresciuti così, senza ostentazioni, credendo che l’esempio migliore siano i fatti: come avere aperto negli ultimi mesi del 2016 5 negozi diretti (2 Despar a Venezia, 2 Eurospar a Udine e 1 Interspar a Parma), che rappresentano bene le aree strategiche sulle quali stiamo lavorando”. Francesco Montalvo, Ad di Despar Nordest di fresca nomina, racconta con orgoglio i risultati ottenuti (2,07 mld e il fatturato 2016) e gli obiettivi di medio periodo. “L’apertura degli store di Venezia ci gratifica per il valore aggiunto che caratterizza i progetti: due edifici inseriti in contesti storici, le cui realizzazioni hanno richiesto tempo, pensiero e risorse, ma che ci stanno dando grandi soddisfazioni”.
Cosa rappresenta in termini generali questo sbarco a Venezia?
La consapevolezza di riuscire a interpretare non solo i bisogni dei clienti internazionali, ma il territorio, in un contesto non facile. Una grande soddisfazione, che nasce dalla convinzione che soprattutto il Despar di Teatro Italia trasmetta uno dei veri valori della nostra insegna con un format adatto per i centri storici anche di altre città.
Quali i valori? E quale ruolo per l’impresa?
In termini di assortimento, si concretizzano nella forte attenzione al mondo del fresco, alla qualità e al servizio; a livello più strategico, significa far vivere i nostri supermercati, in maniera sostenibile, come luoghi di aggregazione e di educazione per una sana alimentazione. Questa è la mission dei retailer moderni, oltre che testare e innovare. Per noi questo vuol dire guidare i diversi format in funzione dei bisogni del territorio, delle persone che ci vivono e della concorrenza che vi opera. Qui secondo me si gioca la partita del futuro. Per questo, abbiamo il compito di sperimentare sempre nuove soluzioni, con l’obiettivo cardine di migliorare la resa al metro quadro.
Profittabilità fa rima con distintività e differenziazione delle insegne, quindi?
Essere  un’azienda  multicanale,  focalizzata  sulla prossimità con Despar e su supermercati e superstore con Eurospar e Interspar, tralasciando strategicamente gli ipermercati, ci dà maggiori spazi di manovra. L’importante è lavorare sapendo che ogni negozio va visto come la risposta puntuale a una certa situazione e a un determinato mercato.
La metratura non racconta più i negozi?
Non è una questione di definizioni: è il mercato che influenza le decisioni. E noi lavoriamo pensando ogni volta al territorio. Ci sono ovviamente dei punti fermi: focus sui freschi, ampio spazio al servizio, inteso come banchi assistiti e take away, qualità, convenienza. In aggiunta, stiamo testando esperienze di dlp, per dare strumenti adeguati ai nostri punti di vendita ubicati in zone e territori dove c’è un’alta presenza di discount o di category killer del prezzo. Le esperienze maturate finora ci suggeriscono di costruire soluzioni di supermercato sempre in linea con le esigenze dei territori nei quali operiamo, con una particolare attenzione all’Emilia-Romagna.
Quanto conta il direttore del negozio nella costruzione di un assortimento locale?
Nei limiti di un’azienda strutturata e centralizzata, ha la libertà di formulare tutte le proposte che ritiene utili per rispondere meglio alle esigenze di quel territorio. Non ha responsabilità su prezzo o assortimenti, ma sul contatto con il cliente: è la persona giusta per migliorare l’offerta di prodotto e servizio, in termini di aderenza al territorio.
State pensando anche all’online?
Anche in questo caso, dobbiamo guardare al territorio dove siamo presenti. Non siamo a
Milano e questo condiziona anche la gestione dell’eCommerce. Per ora siamo convinti che il click&collect (che stiamo testando con i nostri dipendenti in uno store vicino alla sede) possa rappresentare per alcuni pdv una soluzione corretta nella logica del servizio aggiuntivo. Inoltre, stiamo riflettendo sul ruolo del non food nel futuro: non c’è dubbio che alcuni settori merceologici in futuro non saranno più venduti negli store tradizionali. Ma la più grande ambizione rimane quella di utilizzare i nuovi strumenti digitali per migliorare la relazione con il cliente nei pdv fisici.
Strategie di sviluppo del prossimo futuro.
Continuare ad aprire sia store come quelli di Venezia nei centri città sia supermercati fino a 3.000 mq, in line con i bisogni dei nostri clienti.
In termini operativi cosa vuol dire?
Con l’obiettivo di fare i passi giusti al momento opportuno, vogliamo consolidare la presenza dove siamo forti, cioè in Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto-Adige e Veneto.
In Emilia Romagna dove abbiamo deciso di concentrare i nostri sforzi in termini di sviluppo, il nostro fatturato è già cresciuto l’anno scorso del 10%, secondo le previsioni e vogliamo fare anche meglio quest’anno e vogliamo fare anche meglio quest’anno, in linea con il nostro piano triennale.
Prossime sfide, oltre allo sviluppo?
Continuare i progetti di educazione alimentare, come abbiamo fatto durante Despar Festival, ma soprattutto lavorare sulla semplificazione della lettura dello scaffale. In futuro non credo ci sarà spazio per così tanti prodotti, in un pdv, anche per una questione di tempo, oltre che per il rischio di rendere proposta assortimentale e posizionamento dell’insegna indecifrabili. Stiamo lavorando su più fronti per evitare questo: da un lato, raccogliendo le informazioni necessarie per costruire la nostra logica e il nostro pensiero di cluster, anche con il contributo dell’industria; dall’altro, spingendo i nostri category ad amare i prodotti, conoscerli, assaggiarli, se è possibile, e su questa base fondare la loro logica.


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