Il trend delle aperture previste nel 2026 dall’Ufficio studi Confimprese è positivo (5.963 vs 5.580 nel 2025 e nel 2024), ma non è dato sapere il valore della natimortalità, cioè il saldo totale tra nuove aperture e chiusure. Le dinamiche vedono comunque ampie differenze da settore a settore: le chiusure sono pianificate dall’80% delle aziende di abbigliamento-accessori, ma solo dal 25% nella ristorazione. Un segno della debolezza dei consumi che il comparto moda ha registrato nel corso del 2025.
Dall’analisi semestrale sulle stime di aperture di nuovi punti di vendita in Italia, condotta sulla base associativa ripartita in modo omogeneo tra ristorazione, abbigliamento-accessori e altro retail (casa-arredo, elettronica, telefonia, palestre e cura della persona), emerge che la quasi totalità delle aziende, pari al 97%, prevede nuove aperture. Ma sale al 60% la percentuale delle aziende che dichiara di subire l’impatto della debolezza dei consumi sui propri piani di sviluppo (il 50% nel 2025).
Il saldo totale tra aperture in franchising e punti di vendita diretti registra un +5,9% rispetto al 2025 con 5.963 nuovi esercizi commerciali (5.580 nel 2025) con una ricaduta occupazionale di oltre 35.000 nuove assunzioni a fronte di una carenza strutturale di circa 10.000 figure professionali tra addetti alla vendita, commessi, camerieri e personale di sala.
| 2019-2026 | TREND APERTURE PUNTI VENDITA |
| 2026 | 5.963 |
| 2025 | 5.580 |
| 2024 | 5.580 |
| 2023 | 2.900 |
| 2022 | 1.000 |
| 2021 | 828 |
| 2019 | 1.000 |
Le chiusure previste restano, comunque, limitate, mentre cresce il numero degli interventi di refitting (ammodernamento o rinnovamento del locale) adottato da 4 aziende su 5, e riqualificazione dei negozi esistenti prevista dal 64% dei retailer. Queste due strategie vedono un aumento da parte dei retailer rispetto al 2025 (razionalizzazione strutture).
Anche in questo caso, abbigliamento-accessori spicca rispetto agli altri settori per refitting al 100% e relocation (73%). Sempre più imprese scelgono infatti di investire nel rinnovamento degli spazi di vendita, puntando su format più moderni, esperienziali e sostenibili. La fotografia che emerge dalle stime per il 2026 racconta quindi un settore dinamico, che continua a evolvere e ad adattarsi ai cambiamenti dei consumi, con investimenti sia nell’espansione delle reti commerciali sia nella trasformazione dei punti di vendita già presenti sul territorio.
Rallentamento dei consumi
La lettura dei dati del Centro studi Confimprese in collaborazione con Global Strategy sull’anno in corso fotografa un mercato in lievissima crescita per il retail, nonostante un mese di febbraio in calo (-0,7%).
Il rallentamento dei consumi, alimentato dalle tensioni geopolitiche e dall’incertezza legata agli scenari di guerra in Medio Oriente, sta incidendo sulle scelte di spesa delle famiglie italiane. In questo contesto complesso, il retail si trova a operare in un quadro di maggiore prudenza e selettività. Eppure, accanto a questa dinamica, si registra un segnale che merita attenzione: i piani di apertura di nuovi negozi da parte di molte imprese del settore. Un dato che, letto superficialmente, potrebbe apparire in controtendenza, ma che in realtà racconta un’evoluzione più profonda del mercato. Non si tratta infatti di una crescita espansiva indiscriminata, bensì di una ricomposizione strategica delle reti commerciali. I consumi reagiscono nel breve, mentre gli investimenti delle aziende guardano a 3-5 anni.
“Le aziende stanno investendo in modo mirato -chiarisce Mario Resca, presidente Confimprese- privilegiando location ad alto potenziale, format più efficienti e una maggiore integrazione tra fisico e digitale. In una fase di incertezza, gli investimenti non si fermano, ma diventano più selettivi e orientati al medio-lungo periodo. I consumi, per loro natura, risentono delle dinamiche di breve termine; le strategie delle imprese, invece, guardano a orizzonti più ampi, puntando su innovazione, prossimità e qualità dell’esperienza. Le nuove aperture riflettono quindi un retail che cambia pelle: negozi più vicini ai territori, più connessi ai canali digitali e sempre più centrati sui bisogni di un consumatore in trasformazione. È in questa capacità di adattamento che il settore dimostra la propria resilienza. Pur in un contesto complesso, il retail continua a rappresentare un motore fondamentale per l’economia e l’occupazione, contribuendo alla vitalità dei centri urbani e delle comunità. La sfida, oggi, è coniugare prudenza e visione: gestire l’incertezza del presente senza rinunciare a costruire le basi della crescita futura”.
Da negozi a spazi esperienziali
Proprio l’evoluzione dei format rappresenta una delle principali tendenze del settore. I nuovi negozi sono sempre più progettati come spazi esperienziali, in cui il momento dell’acquisto si integra con servizi, tecnologia e attenzione alla sostenibilità. Cresce inoltre l’integrazione tra canali fisici e digitali, con punti di vendita pensati come hub di relazione con il cliente oltre che come luoghi di vendita. Tra i comparti più dinamici spicca la ristorazione, che continua a trainare lo sviluppo del retail grazie alla domanda crescente di esperienze food e di nuovi concept di consumo. Accanto ai brand consolidati, si moltiplicano format innovativi e proposte ibride che uniscono ristorazione, intrattenimento e socialità.
Quanto ai canali di vendita, le scelte dei retailer variano per settore. In generale, il canale preferito rimane il centro commerciale per il 75% delle aziende, seguono i negozi di prossimità e provincia (38%), infine i retail park (28%).
Nell’analisi dei singoli settori, abbigliamento-accessori esprime una forte preferenza per centri commerciali e retail park, l'altro retail mostra uno sviluppo distribuito sui diversi canali, mentre il 57% della ristorazione opta per i centri commerciali, seguiti dal 43% che apre nei retail park e dal 43% nelle aree periferiche nelle città metropolitane.
Nei canali dove avvengono le maggiori chiusure, emergono trend diversi a seconda del settore. In linea generale, il centro commerciale rimane in cima alle preferenze di chiusure dei retailer per il 56%, segnale di importante dinamicità del canale. Al secondo posto, vi è la preferenza di chiudere nelle high street e le vie dello shopping, canale che ha registrato le peggiori performance di fatturato nel 2025. Per abbigliamento-accessori le aziende chiuderanno principalmente nei centri commerciali e nei negozi di prossimità e provincia. Il settore della ristorazione chiuderà principalmente nei retail park e nelle aree periferiche delle metropoli, in controtendenza rispetto al mercato.






