È polemica sull’accordo tra Comune di Venezia e Coca-Cola

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Ha sollevato un polverone -in primis tra gli esercenti veneziani, subito suppoortati da parte dell'opposizione-  l’accordo di marketing territoriale che sta per essere stipulato tra Comune di Venezia e Coca-Cola, che a fronte di un investimento di 2,5 milioni di euro, ai quali si andrebbero ad aggiungere le royalties sulle vendite, installerebbe decine di distributori automatici di bevande e snack –rigorosamente non brandizzati- nei pressi dei principali imbarcaderi dei vaporetti e in altri luoghi nevralgici della città, quali il garage comunale.

L’accordo -di durata quinquennale- contemplerebbe anche la possibilità per la multinazionale americana di utilizzare location di pregio quali il teatro la Fenice e il casinò di Cà Vendramin Caliergi per due cene di gala aziendali l’anno.

All’amministrazione comunale andrebbero 2,1 milioni di euro da utlizzare per interventi a favore della città, mentre i restanti 400 mila euro andrebbero a Oltrex, la società veneziana che ha curato l’accordo.

La risposta del Sindaco Cacciari

«Sono stupefatto delle polemiche che si stanno scatenando sul progetto di partnership tra il Comune di Venezia e una delle più grandi e prestigiose marche del mondo, la Coca-Cola. Tale partnership segue perfettamente il metodo già adottato per altre e altrettanto prestigiose collaborazioni, come con Lancia per il restauro di Palazzo Ducale, con Swatch per la Biblioteca Marciana, con Replay per Ca’ Rezzonico, con Bulgari per la Scala d’Oro, e inoltre con Fassa Bortolo, Msc Crociere, Banca Intesa ecc.

È una strategia finanziaria oggi indispensabile per la salvaguardia del nostro patrimonio monumentale-artistico, ed è esattamente in linea con quanto auspicato dal Ministero dei Beni culturali. Ogni operazione è approvata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici; i fondi ottenuti vengono usati con la massima trasparenza ai fini di tutela e salvaguardia della città.

L’idea che tali finalità possano essere garantite soltanto da gratuito mecenatismo è semplicemente irrealistica o dettata da pura malafede. Le “anime belle” che protestano contro una simile strategia, che è adottata ormai in tutti i luoghi e tutte le città del mondo, dovrebbero perlomeno avere il buon gusto di indicare qualche alternativa o, meglio ancora, provvedere di tasca propria agli inderogabili bisogni della loro città.

Il Comune di Venezia intende proseguire con decisione sulla strada così proficuamente intrapresa in questi anni, non solo per gli evidenti benefici economici, ma anche perché ritengo fermamente che la collaborazione tra pubblico e privato costituisce l’asse di qualsiasi strategia amministrativa, in tutti i campi, nel prossimo futuro».

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