Intervista a Giorgio Panizza sul futuro de Il Gigante

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“Crediamo nella formula ipermercato,
soprattutto nei nostri
iper che hanno dimensioni
sotto i 10.000 mq, in location
cittadine, e svolgono un ruolo da superstore
-spiega a Gdoweek Giorgio Panizza, consigliere
delegato de Il Gigante, attivo con 47
pdv, fra super, superstore, ipermercati e c.c.
in Lombardia (65% del fatturato) e Piemonte-.
Al di là delle difficoltà, il format è ancora
valido: ce lo dimostrano i risultati, dai quali
si intravedono segnali di ripresa, che speriamo
di rafforzare grazie a nuove strategie”.

In quest’ottica, nell’ipermercato di Cinisello
Balsamo (Mi), il più grande dell’insegna
con i suoi 11.000 mq, è stato adottato un
nuovo concept (vedi Gdoweekm@il n 4,
13/2/2012), in fase di implementazione
sulla rete, compreso lo store di Castellanza
(Va), acquisito da Rewe a fine febbraio
e operativo dal 9 marzo, dopo un restyling.

Cosa vi ha spinto a sostenere oggi un investimento
di questo genere?

Prima di tutto la location: parliamo di un Iperstanda,
per molti anni, insegna di riferimento
per la zona, tanto per i clienti quanto per i
competitor. Inoltre, creiamo una continuità
con la nostra rete, un filo diretto da Cinisello
Balsamo passando per Somma Lombardo e
Castano Primo. Infine, rappresenta un ritorno
alle origini, in un bacino nel quale siamo già
presenti, ma dove sentivamo l’esigenza di
spazi più ampi e di maggiore qualità.

Obiettivi del nuovo concept?

A livello strategico, significa sottolineare la
nostra forza nei freschi, nei piatti pronti, nel la teatralizzazione dei laboratori a vista; nel
non food vuol dire rivedere la formula con il
know-how acquisito in questi anni. Quindi,
nell’elettronica di consumo, focus su promozioni
e prezzi aggressivi. Inutile replicare
l’offerta dei category killer; meglio puntare
su vendite spot a prezzi imbattibili. Dal fast
fashion, abbiamo imparato la forza di “rotazione”
dell’offerta: più collezioni e novità
durante l’anno, puntando su un target poco
considerato, composto da signore che non
si riconoscono nelle insegne (e nelle taglie)
offerte dagli specialisti o che desiderano
scegliere sentendosi più “a casa”, ma non
vogliono rinunciare ai basic del made in Italy,
tessuti naturali e un pizzico di moda. Anche
per questi motivi siamo tornati a comprare
in Italia, dove troviamo più garanzie.

Quindi, il tessile abbigliamento donna, nonostante
le difficoltà di approccio, rimane
il mercato più interessante?

No. La debolezza mostrata in questi anni
dall’ipermercato, il voler offrire tutto sotto lo
stesso tetto, diventa per noi punto di forza,
grazie alla capacità di pensare ai bisogni
inevasi dagli specialisti. Siamo interessati a
diversi segmenti, come l’intimo, il bambino e
l’abbigliamento classico uomo. L’assenza di
competitor importanti ci ha fatto ampliare il
giocattolo, così come intendiamo valorizzare
l’ufficio e il fai-da-te. Continuiamo a credere
nel piccolo e grande elettrodomestico, che
offriamo in funzione delle caratteristiche del
bacino di utenza.

Cambia anche l’approccio alle pl?

Sì, a cominciare dall’etichetta, dove la firma
Il Gigante diventa chiara e visibile, mentre
bio e primi prezzi sono lasciati alla selezione
dei nostri buyer, così da potere reagire velocemente
anche in questo campo alle preferenze
del consumatore, dereferenziando o
ampliando l’offerta. Inoltre, lanceremo anche
nel grocery la linea premium Il Gigante firma
la qualità, mentre prosegue il progetto nutrizionale
Vivi sano, vivi meglio . Infine, stiamo
implementando il QR code.

Una svolta tecnologica?

Siamo in linea con i tempi. 42 store su 47 sono
dotati di etichette elettroniche. Le casse
Lazzati
veloci sono una realtà apprezzata e a breve
testeremo il self scanning. A Cinisello e in altri
c.c. di proprietà, abbiamo implementato il
wi-fi: questo renderà possibili azioni di comunicazione
in-store, finora non utilizzabili.
Infine, abbiamo eliminati i classici bollini, a
favore di quelli elettronici sia per il catalogo
annuale sia per le short collection.

Parliamo di liberalizzazioni. Quali opportunità
pensate di cogliere?

Tutte quelle possibili. Per le farmacie, oltre
alle cinque di proprietà, abbiamo programmato
l’apertura di altre 5 in franchising. Certo,
le potenzialità avrebbero potuto essere
maggiori. Un peccato per il mercato, visto
che, in questi anni, già si sono verificate riduzioni
nel costo di alcuni farmaci.

Stazioni di carburante a firma Il Gigante?

Nel c.c. di Villasanta (Mb), abbiamo un’area
di rifornimento con Shell, ma pensiamo di
aprirne, a breve tempo, almeno altre tre con
il nostro marchio.

Per quanto riguarda le aperture domenicali
che linea intendete seguire?

Differente in funzione dei formati: tutti gli
ipermercati rimangono aperti per l’intera
giornata, mentre i superstore adottano un
orario ridotto, fino alle 13.00.

Parliamo di ristorazione: in questo campo
avete già una vostra società, A Modo Mio.
Novità in vista?

Sì: sempre a Cinisello, stiamo testando
un’area di ristorazione interna, che potrebbe
anche essere sviluppata in altri pdv. A Modo
Mio
, lo scorso anno, ha ottenuto un’esclusiva
con una nuova insegna, Pollo Campero. Ad
oggi, sono attivi due ristoranti, ma l’obiettivo
è di aprire, attraverso il franchising, altri 25
l’articolo 62
ridurrà il cash
circolante
penalizzando
soprattutto
i follower
store nei prossimi cinque anni. Entro l’estate,
ne apriremo 4 in provincia di Verona (2), in
Lombardia (1) e Liguria (1).

In questo contesto, quale futuro vede per
le supercentrali?

Non c’è dubbio che si sia verificato un tentativo
di farle saltare, come dimostra l’articolo
62 del decreto liberalizzazioni. La sfida
di domani riguarda, quindi, la capacità
di ogni supercentrale di esprimere sinergie
con l’idm. Visto che la somma dei fatturati
non è più un vantaggio, come dimostrano
le performance di chi corre da solo, il futuro
è legato all’implementazione di progetti di
qualità in grado di razionalizzare il sistema e
realizzare risparmi per tutti, progetti possibili
se la supercentrale è amalgamata.

Una riflessione sull’articolo 62: quali saranno
gli effetti?
Nonostante sia stata presentato come un
successo, credo che penalizzerà soprattutto
gli articoli con basse rotazioni e senza
caratteristiche di unicità, di fatto i follower.
Inoltre, molte aziende della gdo italiana
potrebbero trovarsi in seria difficoltà di
liquidità e divenire facile preda dei gruppi
stranieri o andare verso la riduzione o la
chiusura della rete. Le aziende italiane,
infatti, dovranno ricorrere al sistema bancario
italiano subendone i relativi spread,
fortunatamente in recente flessione. Uno
svantaggio rispetto ai competitor stranieri
che potranno utilizzare il sistema bancario
nazionale della casa madre, pagando,
quindi, interessi più contenuti di 2 o 3 punti.

Però dovrebbe migliorare il problema dei
ritardi nei pagamenti ...


L’anomalia della norma è che, rispetto a quella
europea, sanziona sì i ritardi, ma non lascia
ai contraenti l’opportunità di accordarsi per
dilazioni maggiori; se la volontà del legislatore
è quella di aiutare le pmi, sarebbe stato
auspicabile vietare le estensioni dei termini
di pagamento solo nei confronti delle Pmi,
escludendo invece grandi aziende e multinazionali.
Infine, i sette mesi di moratoria sono
risibili in confronto al percorso europeo durato
almeno 3 anni; cambiare il piano finanziario
di un’azienda non è un giochetto.

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