L'Rpet ritorna in auge. Dopo che negli ultimi anni se ne è paventata la messa al bando, oggi la versione riciclata del Pet si riconferma la soluzione migliore, quanto a rapporto costi-benefici, per l’imballo e il packaging della maggior parte delle referenze alimentari e agroalimentari. Lo stabilisce una ricerca commissionata da Coripet in collaborazione con l’Università “Federico II” di Napoli – Dipartimento di Salute Pubblica, e presentata a Marca 2026 dal professor Giuseppe Dada: in mancanza di studi di respiro europeo, la ricerca è partita dall’analisi su come le bottiglie di acqua minerale -le più facili da riciclare- sono immesse sul mercato e come ne escono, prendendo in considerazione oltre 500 campioni d’analisi. Ne è seguito poi un dibattito con esponenti della gdo italiana, come Sara Caggiati di Coop Italia, Elena Montanari di Conad e Roberta Montanari di Crai, moderato dalla direttrice di gdoweek e Mark Up Cristina Lazzati.
I vantaggi dell'RPet e la filiera virtuosa
Prendendo in considerazione la decontaminazione come cuore della fase di riciclo e studiando diverse filiere collegate rispettivamente a latte, acqua minerale, bibite e succhi, olio e aceto, nonché effettuando confronti con altre ricerche portate avanti in altri paesi europei e con materiale vergine italiano, è emerso che il Rpet prodotto in Italia, anche alla luce delle severe normative vigenti, è di gran lunga più sicuro e qualitativamente migliore della meda degli Rpet prodotti nell’area-Ue.
In particolare è stato riscontrato che le principali categorie di contaminanti – metalli pesanti, PFas, composti organici volatili e sostanze di neoformazione – nel Rpet italiano si mantengono sempre ben al di sotto dei limiti consentiti, e senza mai condizionare le caratteristiche degli alimenti. È stato altresì stabilito che una corretta validazione del processo di riciclo porterebbe a un’ulteriore riduzione della contaminazione nell’ordine di un 60% mentre una raccolta selettiva contribuirebbe di un ulteriore 60%.






