Per il retail alimentare è arrivato il tempo di una rinfrescata

    La piazza dei freschi, il teatro di vendita... ormai da anni ci si muove intorno a quello che è diventato a tutti gli effetti il cuore del punto di vendita. Un cuore pulsante che funziona quando richiama la multisensorialità, con i profumi del cibo, i luccicori del pesce, i colori dell’ortofrutta, il chiacchiericcio tra addetti e clienti ... persino gli ipermercati stanno abbandonando il richiamo promozionale, un classico dell’accoglienza, per aprire spazi che possano emozionare e intrattenere. Ma (c’è sempre un ma) come coniugare questo affresco ideale, con le, altrettanto cogenti, necessità che avvolgono la nostra quotidianità? Tempo, risparmio, ricerca della qualità, cui aggiungiamo desiderio di rassicurazione, e ancora tempo e ancora fine mese. Quando la fila al banco fresco diventa perdita di tempo, quando si è alla ricerca di una soluzione e non di un prodotto: i giochi cambiano. Gli addetti vendita non sorridono più, la multisensorialità infastidisce, l’eccesso di spazi diventa ostacolo. Contraddizioni.

    Ciò nonostante il fresco rimane il “linguaggio” più naturale con cui parlare al proprio cliente, è il biglietto da visita: lì l’insegna “dichiara” la sua mission, che sia il premium, la qualità o il prezzo.

    Sempre tra i ma, il più grande punto di domanda è relativo alle “altre” merci: che cosa farà sì che il cliente che riscopre le gioie della “bottega” si inoltri, nel resto del punto di vendita? Il bisogno e la comodità, sicuramente fanno il loro lavoro, ma forse una mano potrebbero, per l’ appunto, darla i freschi ripensando completamente il percorso fatto più di assonanze che di “temperatura”, di vicinanze di senso che di sequenze organiche. Il vantaggio sarebbe per tutti, anche per l’industria di marca, sempre più confinata a lottare con mdd ipercompetitive e new entry incuriosenti ma ne trarrebbe vantaggio anche l’insegna, che si troverebbe a far funzionare meglio gli spazi agendo su più leve: l’appealing dei freschi con la loro multisensorialità, l’engagement con la ristorazione, il servizio grazie ai piatti pronti e l’approvvigionamento che torna ad essere parte integrante del punto di vendita e quindi della spesa.

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