Segnali di ripresa per il largo consumo

Fonte: Iri. Ipermercati, Supermercati, Libero Servizio-Piccolo, Drugstore, Discount - Volume=Valori a prezzi costanti

Si è chiuso l’anno con un’inversione di tendenza rispetto alle ultime stagioni. A rete complessiva, il largo consumo ha fatto registrare una variazione del giro d’affari pari a +1,8% (a cui tuttavia non corrisponde una variazione positiva a parità di rete, -0,4%). La domanda che tutti ci poniamo è se questo dato sia il segnale di una ripresa solida e auspicabilmente duratura, oppure sia ancora un indicatore di incertezza e debolezza della domanda. Oggi, dobbiamo fare i conti con diversi fattori macro-economici e geo-politici che hanno caratterizzato i primi mesi del 2016 e che condizionano i mercati nel breve periodo:
• il rallentamento dell’economia cinese e la crisi di Brasile e Russia con il conseguente impatto sull’export delle aziende italiane;
• il rallentamento dei Paesi emergenti;
• la bassa crescita dei Paesi europei caratterizzati da pesanti debiti sovrani;
• le sofferenze bancarie;
• le preoccupazioni legate ai rischi della “Brexit” e del mai accantonato rischio “default” della Grecia;
• il fenomeno dell’immigrazione e il terrorismo;
• l’incertezza sulla solidità economica e del lavoro.
Complici forse anche questi fattori, i dati dei primi mesi del 2016 (ma possiamo dire già dal novembre 2015) segnano un nuovo rallentamento dell’economia e delle vendite (sell-out) della grande distribuzione in Italia. I primi 4 mesi fanno registrare una variazione positiva dello 0,5% a valore e dello 0,4% a volume con un divario tra le zone del Paese molto ampio (tra Nord e Sud Italia si tratta di circa 7 punti).
Tra i comparti principali l’alimentare e le bevande restano in territorio positivo per quanto concerne i volumi commercializzati, seppur in rallentamento, mentre cura casa e cura persona registrano una flessione.

 

 

I fattori che impattano sul mercato
Nel Largo Consumo Confezionato l’andamento dei prezzi è negativo (deflazione); tuttavia, per effetto del mix di scelte dei consumatori, l’indice del basket di spesa (ciò che i consumatori mettono nel loro carrello della spesa) risulta essere positivo, dimostrando una certa predisposizione dell’acquirente ad acquistare prodotti con posizionamento premium. Sono numerosi i fattori che impattano sulle dinamiche della gdo. Alcuni sono noti, come per esempio, il fattore demografico che vede il numero di componenti per famiglia in riduzione (2,4 vs 2,8 nel 1995) o la quota di famiglie mono-nucleari in aumento (oggi al 31,2%) o l’invecchiamento della popolazione media in crescita. Questi fattori possono essere gestiti dalle aziende attraverso scelte strategiche e di marketing puntuali e mirate. Ulteriore elemento noto è quello della scarsa innovazione apportata al mercato abbinato ad assortimenti commerciali maturi. Vi sono poi fattori meno noti e meno prevedibili, come per esempio il fattore climatico che impatta notevolmente sulle performance di alcuni mercati, oppure il fattore “comunicazione mediatica” che può determinare repentini cambi di attitudini a consumare determinati prodotti/categorie merceologiche.

L'articolo completo su Gdoweek n. 12

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