Speciale Cibus 2016 – Coop Italian Food: esportare il Made in Italy

Qualificare il potenziale delle imprese verso gli interlocutori internazionali: questo l’obiettivo di Coop Italian Food per valorizzare l’export italiano

“Coop Italian Food, CIF, proprietà al 100% di Coop Italia, è il modello con il quale vogliamo cambiare il senso di marcia dell’export alimentare italiano, proponendoci, grazie alla nostra reputation e alla capacità di selezionare aziende e prodotti, come aggregatore in grado di offrire ai retailer internazionali una risposta concreta ai bisogni sul Made in Italy”. Domenico Brisigotti, Ad di CIF, ne spiega obiettivi e sfide.

Perché un retailer straniero dovrebbe rivolgersi a Coop Italian Food?
La value proposition di Coop si differenzia dalle proposte esistenti per la capacità di rivolgersi a retailer internazionali con pacchetti di prodotti e servizi pensati per loro, tenuto conto che operano in paesi con gradi diversi di maturità, offrendo, quindi, differenti posizionamenti anche di prezzo (premium, core, entry level). Ai compratori stranieri,  Coop si propone come garante della complessità italiana, in grado di esprimere, finalmente, l’ampiezza e la varietà dell’offerta del nostro Paese. Inoltre, Coop è un nome conosciuto anche fuori dall’Italia, quindi, la relazione sarà prevalentemente tra imprese e non con il singolo buyer.

08_GDOWEEK09_2016_Coop_BrisigottiQuali sono gli obiettivi di CIF?
Creare un network di imprese. Voglio chiarire che la partecipazione è aperta a tutte le imprese italiane dell’agroalimentare, non solo private label ma anche i marchi industriali.

Ad oggi a che punto siete?
Terminata la fase concettuale e creata la macchina operativa a livello di organizzazione, logistica, sistemi informativi, logiche di marketing, abbiamo iniziato a misurarci sul campo: siamo già sugli scaffali di E.Leclerc, per citare un nome noto, ma anche in Cina, Hong Kong, Taiwan, Bulgaria, Cipro, Estonia e Ungheria; stiamo negoziando negli Usa e negli altri Paesi europei. Inoltre, siamo presenti sulla piattaforma Tmall di Alibaba per il commercio elettronico in Cina.

Cosa chiedete alle imprese italiane?
Di fare squadra con noi.  Il nostro slogan è “insieme si può fare”: non sono solo parole. CIF è una macchina operativa: spesso le aziende italiane devono affrontare problemi logistici e di spedizione che possiamo favorire aggregando le produzioni. Ed è a queste aziende che CIF si rivolge, offrendo loro una possibilità di fare sistema; Coop ci mette esperienza e credibilità. Un progetto che gode anche dell’appoggio delle istituzioni, dal Ministero dello Sviluppo Economico all’Ice.

In pratica che cosa offrite?
Una serie di convenzioni che abbiamo sottoscritto e che permettono alle imprese che decidono di aggregarsi di raggiungere rapidamente le condizioni necessarie per operare sui mercati internazionali: parliamo della certificazione della Food & Drug Administration per gli Usa, piuttosto che della traduzione delle etichette. Soluzioni operative basiche che la piccola e media impresa italiana, da sola, fa fatica a ottenere e inevitabilmente riversa sul prezzo, riducendo la competitività dei prodotti italiani sugli scaffali dei retailer stranieri. Mettendo insieme le forze, possiamo spendere meno e generare maggior valore nel momento in cui viene strutturata l’offerta.

Come si sviluppa l’approccio con i retailer internazionali?
Partendo dall’analisi delle condizioni del retailer di destinazione, lo mettiamo in condizione di diventare il maggior “esperto” di Made in Italy nella propria area geografica. A questo scopo, mettiamo a loro disposizione non un semplice pacchetto di prodotti, ma una struttura di offerta mirata e centrata sull’italianità, composta anche da servizi di consulenza, necessari per costruire valore. Valore basato sulla disponibilità di un network di imprese capaci di soddisfare domande su segmenti specifici e con la garanzia dei sistemi di controllo Coop e dei suoi rapporti con queste imprese. Non va dimenticato che offerte efficaci devono tenere conto anche dei diversi gradi di maturità dei vari sistemi. Stati Uniti e Cina sono contesti differenti sotto vari aspetti: da una parte, abbiamo un mercato maturo, con una cultura agroalimentare composita e pronta ad accettare cambiamenti e innovazioni; dall’altra, un mercato giovane e in crescita, con tradizioni culinarie antiche e radicate, difficile da scalfire. Tradotto, vuol dire che in Usa chiedono soluzioni tailor made evolute sulle gamme e i brand, mentre in Cina funzionano anche i prodotti a marchio Coop. La consapevolezza di queste differenze rende più agevole formulare una proposta vincente.

Sulla base dei vostri primi test, cosa cercano i retailer stranieri?
In Asia, al contrario di quanto pensavamo, non richiedono tanto i prodotti classici del Made in Italy, quanto dolci, prodotti a base di cioccolato, surgelati. All’opposto, negli Stati Uniti l’interesse si focalizza sui basici della cucina italiana, con richieste anche di fascia alta. E poi il tema del biologico: la domanda arriva soprattutto dagli Usa, ma anche dall’Europa. Crescono anche le richieste per prodotti salutistici e free from, mercati per i quali l’essere un prodotto italiano è considerato un valore.

Gli obiettivi del 2016 ...
Sviluppare il business con i clienti già attivi e trovarne di nuovi in Usa ed Europa, in primis. Stiamo lavorando in Cina, negli Emirati Arabi, in Sud America e in Giappone, che sarà il mercato asiatico più interessante in termini di volumi, anche se è il più esigente per il livello di attenzione sulle merci.

Ha collaborato Barbara Trigari

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome